La Dda di Catanzaro confronta il racconto del pentito Gianluca Maestri con dati del cellulare, testimonianze e telecamere. Nel decreto anche le incongruenze dell’alibi di Rocca
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Un telefono che per oltre sette ore non registra movimenti. Una Ford Fiesta bordeaux vista passare due volte lungo la stessa strada. Le telecamere che riprendono Gianluca Maestri mentre lascia la propria abitazione a Cosenza e, il giorno successivo, torna a piedi. Sono alcuni degli elementi che la Dda di Catanzaro mette a confronto con le dichiarazioni del collaboratore di giustizia nell’indagine sull’omicidio di Francesco Giuseppe Madera, l’allevatore ucciso il 18 novembre 2019 in località Vaccarizzo, nel territorio di Bocchigliero.
Il decreto di fermo, firmato dal procuratore capo Salvatore Curcio, dal procuratore aggiunto Giulia Pantano e dal pm antimafia Alessandro Riello, ricostruisce il lavoro svolto per verificare il racconto di Maestri, che ha ammesso di aver partecipato al delitto e ha chiamato in causa Carmine Dennis Rocca, Renato Salvatore Rossano e Nicola Abbruzzese, detto «Semiasse». Gli investigatori hanno riletto anche accertamenti e testimonianze raccolti molto prima della collaborazione, cercando corrispondenze tra quanto riferito e le tracce rimaste negli atti.
Ne emerge un quadro che la Procura considera a sostegno dell’accusa, ancora da sottoporre alla verifica processuale.
Il telefono di Rocca senza movimenti per oltre sette ore
Uno degli accertamenti riguarda l’applicazione «Salute» installata sul telefono di Rocca. Attraverso la funzione contapassi, il dispositivo aveva conservato registrazioni dei movimenti per un lungo periodo, dal novembre 2017 al maggio 2020.
Il giorno dell’omicidio presenta una particolarità: dalle 13.15 alle 20.34 l’applicazione non registra movimenti. Secondo quanto riportato nel decreto, nell’archivio esaminato non erano state individuate altre pause analoghe per durata e collocazione nell’arco della giornata.
Rocca aveva spiegato di essere uscito lasciando il cellulare a casa, sotto carica. Il dato tecnico è compatibile con questa circostanza, ma non chiarisce dove fosse andato: un telefono rimasto fermo non consente, da solo, di ricostruire gli spostamenti del proprietario.
Per gli investigatori, tuttavia, quella lunga interruzione assume rilievo nel confronto con gli altri elementi raccolti sul pomeriggio del delitto.
Gli spostamenti raccontati e le incongruenze dell’alibi
Sentito dopo l’omicidio, Rocca aveva descritto una serie di spostamenti tra Rossano, Corigliano e Mirto Crosia, prima del ritorno a Campana. Aveva riferito di essersi recato da un ottico, trovato chiuso, e di aver effettuato altre soste.
A sostegno del racconto aveva consegnato due scontrini. Quello della pizzeria di Mirto Crosia risaliva alla sera del 18 novembre; quello del distributore di carburante di Rossano era invece datato 16 novembre, due giorni prima dell’omicidio.
Gli investigatori hanno confrontato le dichiarazioni con i messaggi e con le informazioni fornite dalle persone ascoltate. Nel decreto vengono evidenziate divergenze sugli orari dell’incontro serale con la fidanzata e ulteriori particolari comparsi nelle successive ricostruzioni di Rocca.
Anche le conversazioni sul telefono hanno attirato l’attenzione. La chat con la fidanzata iniziava alle 20.35 del giorno dell’omicidio: secondo l’accertamento riportato nel provvedimento, i messaggi precedenti erano stati cancellati. Nei contatti con Renato Rossano, invece, a una frequentazione telefonica quasi quotidiana seguiva una pausa tra il 19 e il 21 novembre.
Sono circostanze che l’accusa inserisce nella valutazione complessiva, senza che ciascuna di esse dimostri, isolatamente, la partecipazione al delitto.
La Fiesta bordeaux vista sulla strada
Un altro elemento arriva da un testimone impegnato nella transumanza degli animali da Camigliatello verso Campana.
L’uomo raccontò di aver visto, nel pomeriggio dell’omicidio, una Ford Fiesta rosso-bordeaux con due persone a bordo, diretta a velocità sostenuta verso Campana lungo la strada provinciale 204. Dopo circa venti o venticinque minuti, la stessa vettura sarebbe ripassata nella direzione opposta. In questa seconda occasione, secondo il testimone, gli occupanti erano incappucciati.
Non era stato possibile indicare con certezza la targa né identificare le persone nell’abitacolo. La testimonianza descriveva dunque un’auto e i suoi movimenti, senza attribuirli direttamente agli indagati.
Quel racconto ha assunto un peso diverso dopo le dichiarazioni di Maestri. Il collaboratore ha infatti indicato proprio una Fiesta bordeaux come la vettura utilizzata per raggiungere Madera e, successivamente, per tornare a Cosenza.
La Dda sottolinea la corrispondenza tra modello, colore e percorso. Anche la direzione seguita dall’auto, che secondo il testimone aveva proseguito sulla provinciale senza svoltare verso Savelli, viene considerata compatibile con il rientro attraverso Camigliatello descritto da Maestri.
Le immagini e le intercettazioni dell’inchiesta Athena
Una parte dei riscontri proviene dalle attività tecniche già svolte nell’ambito dell’inchiesta Athena. Nel novembre 2019 Maestri era infatti sottoposto a intercettazioni e la sua abitazione di Cosenza era ripresa da una telecamera.
Il 16 novembre, due giorni prima del delitto, viene registrata una conversazione con Nicola Abbruzzese. Nel dialogo, «Semiasse» gli dice di non portare indumenti di ricambio né un borsone. La Procura legge quel passaggio insieme agli spostamenti documentati nelle ore successive.
Il 17 novembre, le immagini mostrano l’arrivo di una Renault Captur rossa condotta da uno degli Abbruzzese. Dopo aver scaricato alcune cassette di frutta, Maestri sale sull’auto e si allontana con lui.
Prima di partire lascia il proprio telefono. Il dispositivo continua così a registrare le conversazioni nell’abitazione, dalle quali emerge la preoccupazione dei familiari per la sua assenza prolungata.
Questi accertamenti documentano la partenza di Maestri e il fatto che non avesse portato con sé il cellulare. Non sono riprese dell’omicidio: la Dda li utilizza per verificare alcuni passaggi del racconto del collaboratore.
Il ritorno a piedi davanti alla telecamera
Anche il rientro a Cosenza viene confrontato con le immagini.
Maestri ha dichiarato di essere stato riaccompagnato dopo il delitto, ma di non essere sceso davanti alla propria abitazione. Avrebbe lasciato l’auto in una strada vicina alla sede dell’Amaco, completando il tragitto a piedi.
La telecamera non riprende l’arrivo di una Fiesta davanti al palazzo. Mostra invece Maestri che torna a piedi il 18 novembre, da una direzione che gli investigatori considerano compatibile con il punto indicato.
Nel decreto viene valorizzato anche l’abbigliamento: nelle immagini successive al rientro, Maestri indossa la stessa tuta del giorno precedente. Un particolare che la Procura collega all’invito di Abbruzzese a partire senza un cambio di vestiti.
L’appuntamento conosciuto dai familiari di Madera
Prima ancora delle dichiarazioni del collaboratore, i familiari di Madera avevano fornito informazioni sull’incontro previsto per il pomeriggio del delitto.
La moglie aveva raccontato che il marito le aveva parlato di un appuntamento con Rocca nel terreno di Vaccarizzo. Aveva anche chiesto perché dovessero vedersi in un luogo isolato, quando ormai sarebbe stato quasi buio. Secondo la donna, Madera aveva risposto che Rocca non voleva essere visto.
Dalle dichiarazioni dei figli erano emersi inoltre i contatti per procurarsi un fucile. È il particolare che la Dda mette in relazione con la trappola descritta da Maestri: attirare l’allevatore sul posto attraverso la prospettiva di acquistare un’arma per la caccia.



