Due persone sono state raggiunte da un decreto di fermo nell'ambito delle indagini sull'omicidio di Francesco Madera, l'allevatore di Campana, in provincia di Cosenza, ucciso all'interno del proprio fondo agricolo. Il provvedimento è stato eseguito nella mattinata di oggi, 5 novembre 2026, dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Cosenza, con il supporto dei militari del Comando Provinciale di Prato, nei territori di Campana e Prato.

I due destinatari del provvedimento, emesso dalla Procura della Repubblica di Catanzaro – Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, sono gravemente indiziati, allo stato degli atti, di omicidio aggravato dalla premeditazione, dall'impiego di un mezzo insidioso, dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare l'attività di un'associazione di tipo mafioso. Come presunto mandante la Dda di Catanzaro individua Nicola Abbruzzese, alias “Semiasse”, già reggente del clan degli zingari di Cassano all’Ionio, e come presunto esecutore materiale il collaboratore di giustizia Gianluca Maestri, già “reggente” del clan degli zingari di Cosenza.

I fermati sono invece Carmine Dennis Rocca, altro presunto killer, e Renato Salvatore Rossano, presunto mandante, fratello di Bernardo Rossano ucciso da Madera nel 2009.

L'omicidio di Francesco Madera e le modalità dell'agguato

Il fermo rappresenta l'esito di una complessa attività investigativa avviata dopo il ritrovamento del corpo senza vita di Francesco Madera in località Vaccarizzo, nel territorio di Bocchigliero, all'interno di un terreno agricolo di sua proprietà. Gli accertamenti avevano permesso di ricostruire le modalità dell'aggressione. L'allevatore sarebbe stato inizialmente raggiunto da un colpo di arma da fuoco all'addome e successivamente colpito alla testa con oggetti contundenti. Le lesioni riportate si erano rivelate fatali.

Le indagini, sviluppate anche attraverso l'acquisizione delle dichiarazioni autoaccusatorie ed eteroaccusatorie di un collaboratore di giustizia, avrebbero consentito di raccogliere elementi ritenuti gravemente indizianti a carico delle due persone sottoposte a fermo. Secondo la ricostruzione accusatoria, uno degli indagati avrebbe avuto il ruolo di mandante dell'omicidio, mentre il secondo sarebbe stato l'esecutore materiale.

Il movente della vendetta e il coinvolgimento della criminalità organizzata

Tra gli elementi emersi nel corso delle investigazioni figura il presunto movente dell'agguato, che sarebbe riconducibile a una vendetta personale. Francesco Madera era stato precedentemente condannato per l'omicidio del fratello di uno degli attuali indagati, scontando integralmente la pena. Quella vicenda giudiziaria avrebbe alimentato un proposito vendicativo concretizzatosi nell'uccisione dell'allevatore, avvenuta a circa dieci anni di distanza.

Gli approfondimenti investigativi avrebbero inoltre fatto emergere il coinvolgimento di esponenti della criminalità organizzata operante nell'area di Cassano allo Ionio. Alla consorteria mafiosa sarebbe stato affidato il compito di individuare l'esecutore materiale del delitto e una persona capace di conquistare la fiducia di Madera, così da attirarlo nel luogo scelto per organizzare l'agguato. Secondo gli inquirenti, il ricorso al metodo mafioso avrebbe avuto una duplice funzione: garantire la realizzazione del progetto omicidiario e rafforzare il prestigio criminale, la capacità intimidatoria e il controllo territoriale dell'organizzazione.

Due fermi nell'inchiesta sull'omicidio Madera: indagini preliminari in corso

Il decreto di fermo è stato emesso dal pm Alessandro Riello e si trova nella fase delle indagini preliminari. La posizione delle due persone coinvolte dovrà ora essere sottoposta alle valutazioni dell'autorità giudiziaria competente, secondo le procedure e i termini previsti dalla legge. La Procura di Catanzaro ha precisato che il procedimento si trova ancora nella fase iniziale e che gli elementi raccolti nel corso delle investigazioni dovranno essere verificati nelle successive fasi processuali e sottoposti al vaglio giurisdizionale. Resta fermo il principio della presunzione di innocenza sancito dall'articolo 27 della Costituzione: la responsabilità degli indagati potrà essere definitivamente accertata soltanto con una sentenza irrevocabile di condanna.