Al centro il passaggio catastale del 2013 e i controlli comunali. Le contestazioni dell’opposizione restano da verificare
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Un immobile riconducibile al sindaco di San Giovanni in Fiore, Antonio Barile, torna al centro del confronto politico cittadino. Al centro della vicenda c’è un fabbricato di via Roma, oggi censito al Catasto nella categoria F/2, quella delle cosiddette “unità collabenti”, e le verifiche che sarebbero state avviate dagli uffici comunali sulle condizioni dell’immobile.
L’opposizione consiliare di centrodestra chiede al sindaco chiarimenti sulla storia catastale del fabbricato e, soprattutto, sulle circostanze che hanno accompagnato i controlli amministrativi. La vicenda comprende anche una denuncia presentata dal comandante della Polizia locale, maggiore Rosario Marano, nella quale, secondo quanto riferito, sarebbero state ricostruite presunte pressioni esercitate da Barile per interrompere o fermare le verifiche.
Si tratta di circostanze che dovranno essere valutate nelle sedi competenti e rispetto alle quali, allo stato, non è possibile formulare conclusioni sulla responsabilità del sindaco.
L’immobile è individuato al Catasto Fabbricati di San Giovanni in Fiore al foglio 93, particella 182, subalterno 4, piani terra e primo. Alla data del 26 agosto 2026 risulta classificato nella categoria F/2.
La categoria F/2 identifica le unità collabenti, cioè fabbricati caratterizzati da un livello di degrado tale da aver perso la normale capacità reddituale e che, proprio per questa ragione, non hanno una rendita catastale.
La semplice inutilizzazione o il mancato affitto di un immobile, invece, non sono sufficienti, di per sé, a determinarne la classificazione come unità collabente. Per stabilire se un fabbricato possa essere censito in F/2 occorre fare riferimento alle sue effettive condizioni.
La storia catastale del fabbricato mostra un precedente diverso.
Il 29 dicembre 1999 l’unità risultava censita come D/5, categoria riferita agli immobili destinati ad attività bancarie e assicurative, con una rendita catastale inizialmente espressa in lire e successivamente determinata in 5.681,03 euro.
La stessa classificazione D/5 risulta ancora il 22 marzo 2011.
Il passaggio successivo risale al 28 maggio 2013. Attraverso la pratica catastale CS0103615 viene registrata una “variazione della destinazione D/5-F/2”. Il precedente subalterno 2 viene soppresso e viene costituito l’attuale subalterno 4, classificato F/2.
Il dato documentale è quindi che nel 2013 l’immobile passa da una categoria dotata di rendita catastale a una categoria priva di rendita.
All’epoca della variazione catastale l’immobile risultava intestato ad AGB Gestioni S.r.l., società riconducibile ad Antonio Barile. La società risulta proprietaria fino al 16 dicembre 2022, quando il fabbricato viene acquisito direttamente da Barile.
La sequenza temporale è quindi questa: nel 2013, quando avviene il passaggio da D/5 a F/2, Barile era sindaco di San Giovanni in Fiore e l’immobile risultava intestato alla società a lui riconducibile; nel dicembre 2022 il bene passa direttamente nella sua proprietà; l’8 giugno 2026 Barile viene eletto nuovamente sindaco dopo il ballottaggio; nell’agosto 2026 il fabbricato risulta ancora censito come F/2.
È su questa successione di date che l’opposizione concentra le proprie richieste di chiarimento.
La domanda riguarda soprattutto le condizioni dell’immobile nel 2013 e la documentazione tecnica sulla base della quale fu effettuata la variazione catastale.
Un ulteriore elemento riguarda le condizioni attuali dell’immobile.
Dalle immagini disponibili, il corpo principale del fabbricato presenta murature perimetrali, aperture finestrate, serramenti, porte e accessi. Sul fronte strada sono visibili ampie vetrine o chiusure e cartelli con le indicazioni “VENDESI” e “AFFITTASI”.
Questi elementi, tuttavia, non consentono da soli di stabilire se l’immobile possieda o meno i requisiti catastali per la classificazione F/2.
Per accertarlo sarebbe necessario verificare, tra l’altro, lo stato strutturale e funzionale delle diverse porzioni, la presenza di solai, impianti e servizi, le utenze e gli accessi, nonché l’eventuale esistenza di spazi autonomamente utilizzabili e censibili in categorie catastali dotate di rendita.
I controlli e la denuncia del comandante della Polizia Locale
È questo il punto nel quale la vicenda catastale si intreccia con quella amministrativa.
Secondo quanto riferito dal comandante della Polizia locale, maggiore Rosario Marano, gli uffici avrebbero avviato verifiche sull’immobile. Nel corso di tali attività si sarebbero verificate, secondo la sua ricostruzione, pressioni da parte del sindaco finalizzate a interrompere i controlli.
Marano avrebbe successivamente presentato una denuncia all’autorità giudiziaria, documentando gli episodi da lui riferiti.
La denuncia rappresenta, allo stato, la ricostruzione di una delle parti e dovrà essere verificata nelle sedi competenti. Non equivale quindi all’accertamento di un illecito.
Il nodo istituzionale posto dall’opposizione riguarda l’eventuale interferenza tra la posizione personale del sindaco, proprietario dell’immobile, e l’attività degli uffici comunali chiamati a effettuare le verifiche.
La questione ha anche un profilo amministrativo e tributario.
L’articolo 1, comma 336, della legge 311 del 2004 prevede strumenti attraverso i quali i Comuni possono segnalare all’Agenzia delle Entrate situazioni immobiliari non coerenti con il classamento catastale.
Nel caso specifico, l’accertamento dovrebbe quindi stabilire innanzitutto se le condizioni materiali dell’immobile siano compatibili con la categoria F/2 attualmente attribuita.
Un eventuale controllo dovrebbe coinvolgere gli uffici competenti e, se necessario, portare alla trasmissione degli esiti all’Ufficio provinciale-Territorio dell’Agenzia delle Entrate.
La classificazione catastale ha anche conseguenze sul piano tributario.
Partendo dalla precedente rendita D/5 di 5.681,03 euro, una relazione tecnica ha calcolato una base imponibile teorica di 477.206,52 euro. Applicando, esclusivamente come simulazione, un’aliquota Imu del 10,60 per mille, il tributo annuo teorico sarebbe pari a circa 5.058 euro.
La stessa simulazione, estesa dal giugno 2013 all’agosto 2026, porta a una cifra complessiva teorica di circa 67 mila euro, oltre a eventuali interessi e sanzioni.
È importante precisare che questa cifra non rappresenta un’evasione accertata né un credito già esigibile dal Comune.
Per stabilire l’eventuale esistenza di somme dovute sarebbe necessario ricostruire le aliquote applicate nei singoli anni, i soggetti passivi, eventuali versamenti o agevolazioni, la disciplina relativa agli immobili inagibili, i termini di decadenza e gli effetti temporali di un eventuale riclassamento catastale.
La questione da accertare è quindi se la classificazione F/2 fosse effettivamente giustificata dalle condizioni dell’immobile oppure se, in presenza di condizioni diverse, avrebbe dovuto essere attribuita una categoria catastale dotata di rendita.
La vicenda non nasce oggi.
Già nella precedente consiliatura l’allora assessore al Bilancio, Marco Ambrogio, aveva sollevato pubblicamente dubbi sulla classificazione catastale dell’immobile. In quella circostanza Barile aveva respinto le contestazioni, definendole una strumentalizzazione politica ed elettorale.
Ora il caso torna al centro del dibattito con un elemento ulteriore: l’esistenza di verifiche amministrative e la denuncia presentata dal comandante della Polizia locale.
È quindi necessario distinguere i diversi piani della vicenda.
Da una parte c’è il dato catastale, che può essere verificato attraverso gli atti e le condizioni effettive dell’immobile. Dall’altra c’è la questione relativa al comportamento tenuto durante i controlli, che dovrà essere valutata sulla base della documentazione e delle eventuali indagini.
Il Comune e il problema dell’“anatra zoppa”
La vicenda dell’immobile si inserisce, inoltre, in un quadro politico-amministrativo particolarmente complesso per San Giovanni in Fiore.
Le ultime elezioni comunali hanno infatti prodotto una situazione definita, nel linguaggio politico, di “anatra zoppa”: il sindaco Antonio Barile è stato eletto con uno schieramento politico diverso da quello che oggi dispone della maggioranza in Consiglio comunale.
Il risultato è un Comune nel quale il primo cittadino non dispone di una maggioranza consiliare omogenea alla propria coalizione. La maggioranza del Consiglio è infatti espressione dello schieramento che, rispetto al sindaco, svolge il ruolo di opposizione.
È una condizione che rende più complessa l’attività amministrativa, soprattutto nelle prime settimane di una legislatura appena iniziata.
I primi Consigli comunali sono già stati caratterizzati da un confronto particolarmente acceso tra il sindaco e la maggioranza consiliare. Le contrapposizioni emerse indicano una legislatura destinata a essere politicamente difficile, nella quale anche i singoli provvedimenti possono diventare terreno di confronto.
È ancora presto per stabilire quale sarà la durata effettiva dell’esperienza amministrativa. Tuttavia, il quadro uscito dalle urne e il clima registrato nei primi Consigli evidenziano una situazione di forte conflittualità istituzionale. La capacità di trovare un equilibrio tra sindaco e Consiglio comunale sarà decisiva per la tenuta della legislatura.
È in questo contesto che si colloca anche la vicenda dell’immobile: una questione che, oltre agli aspetti catastali e tributari, rischia di diventare un ulteriore terreno di confronto tra il sindaco e la maggioranza consiliare.
L’opposizione chiede al sindaco di chiarire le circostanze che portarono nel 2013 alla trasformazione da D/5 a F/2 e quale documentazione tecnica sostenne quella variazione.
Chiede inoltre di conoscere lo stato attuale dell’immobile e se siano ancora presenti le condizioni che giustificano la classificazione come unità collabente.
Infine, chiede una risposta sulla vicenda relativa ai controlli comunali e alle presunte pressioni denunciate dal comandante Marano.
Su quest’ultimo punto sarà l’autorità competente a stabilire se quanto denunciato trovi riscontro.
Resta invece un dato oggettivo: il Comune chiamato a svolgere le verifiche è oggi amministrato dal proprietario dell’immobile oggetto degli accertamenti.
Questo elemento, da solo, non dimostra alcuna irregolarità. Rende però necessario che ogni passaggio venga documentato e che gli uffici possano operare con piena autonomia.
La vicenda è dunque ancora aperta.
Gli atti catastali documentano il passaggio da D/5 a F/2 avvenuto nel 2013 e la successiva acquisizione dell’immobile da parte di Barile nel 2022. Le condizioni effettive del fabbricato e la correttezza dell’attuale classificazione dovranno essere verificate dagli organismi competenti.
Sulle presunte pressioni denunciate dal comandante della Polizia locale dovranno invece essere accertati fatti e responsabilità.
Per il momento, il dato politico è quello di un’amministrazione nata in una condizione di forte conflittualità tra sindaco e Consiglio comunale. E il caso dell’immobile aggiunge un nuovo elemento di confronto a una legislatura che, appena iniziata, presenta già un quadro particolarmente complesso.
A stabilire la fondatezza delle diverse contestazioni non saranno però le polemiche politiche, ma gli atti, i controlli amministrativi e, per gli eventuali profili di competenza, le valutazioni dell’autorità giudiziaria.


