Il tecnico cosentino analizza l'avvio dell'Eccellenza e il momento di alcune delle sue ex squadre. Poi chiarisce la brevissima parentesi con il Castro CV 1921 Lagonegro, durata appena due giorni
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Una carriera lunga e ricca di esperienze, prima da calciatore professionista, con l'esordio in Serie A nell'Avellino e numerose stagioni in Serie C, poi da allenatore sulle panchine di diverse società italiane e anche all'estero. Antonio Germano è un tecnico che conosce profondamente il calcio dilettantistico, in particolare quello calabrese. Nel suo curriculum figurano esperienze importanti con, tra le altre, Acireale, Ragusa, Gallipoli, Palmese, Civitavecchia, Isola Capo Rizzuto, Acri, Scalea, Roggiano e Luzzese. Con lui abbiamo fatto il punto sull'inizio della stagione, soffermandoci sulle formazioni cosentine di Eccellenza e su alcune piazze alle quali è rimasto legato. Inevitabile anche un chiarimento sulla vicenda Castro CV 1921 Lagonegro, dopo l'annuncio ufficiale del suo ingaggio e la successiva separazione.
Mister Germano, partiamo dall'Eccellenza. Come giudica l'avvio delle cinque formazioni cosentine?
«Il bilancio è sicuramente positivo. La DB sta facendo un campionato straordinario e merita i complimenti per quello che sta dimostrando. La Paolana è una piazza importante, con una grande tradizione calcistica, e ha tutte le possibilità per disputare una stagione di livello. Anche Rossanese e Trebisacce sono due realtà che possono togliersi delle belle soddisfazioni. La PLM Morrone è una neopromossa che sta affrontando una categoria impegnativa, ma è una società organizzata che negli ultimi anni ha lavorato bene. Credo che tutte e cinque possano rappresentare degnamente il calcio della nostra provincia».
Lei ha allenato tante squadre calabresi. Tra queste c'è anche la Palmese, attualmente impegnata proprio in Eccellenza. Che ricordi conserva di quell'esperienza?
«Palmi è una piazza che vive di calcio e che merita categorie importanti. Ho ricordi positivi della mia esperienza perché quando lavori in determinati ambienti percepisci immediatamente la passione dei tifosi. La Palmese ha una storia importante e mi auguro che possa continuare a essere protagonista. Sono convinto che abbia tutte le caratteristiche per disputare un campionato di vertice».
In Promozione ci sono invece Acri e Scalea, due società che conosce particolarmente bene per averle allenate in passato.
«Sono due piazze alle quali sono rimasto legato e che porto nel cuore. Acri ha una tradizione calcistica importante, una tifoseria passionale e un ambiente che meriterebbe ben altre categorie. Lo stesso discorso vale per lo Scalea, una società nella quale ho avuto il piacere di lavorare in più occasioni. So quanto sia difficile fare calcio oggi, soprattutto dal punto di vista economico e organizzativo. Per questo bisogna apprezzare chi continua a investire tempo e risorse. Sono convinto che entrambe possano risollevarsi e tornare a regalare soddisfazioni ai propri sostenitori».
Scendendo in Prima Categoria ritroviamo altre due sue ex squadre, la Luzzese e il Roggiano. Che cosa pensa del loro percorso?
«Anche in questo caso parliamo di due realtà che conosco molto bene. A Luzzi e Roggiano ho vissuto esperienze che mi hanno lasciato qualcosa sul piano umano e professionale. Sono società che rappresentano comunità dove il calcio è molto sentito. Mi fa piacere vederle ancora protagoniste e impegnate nei rispettivi campionati. La Prima Categoria è un torneo difficile, nel quale spesso contano più il gruppo, l'organizzazione e lo spirito di sacrificio che i singoli nomi. Auguro a entrambe di raggiungere gli obiettivi che si sono prefissate».
Dopo aver allenato in tante regioni italiane e anche all'estero, come vede oggi il livello del calcio dilettantistico calabrese?
«In Calabria abbiamo sempre avuto ottimi calciatori e allenatori preparati. Il problema non è la mancanza di qualità, ma spesso la difficoltà nel programmare. Si tende a volere tutto e subito, mentre il calcio richiede tempo, pazienza e organizzazione. Le società che riescono a dare continuità ai propri progetti sono quelle che alla lunga ottengono i risultati migliori. Bisognerebbe puntare maggiormente sui giovani, migliorare le strutture e consentire agli allenatori di lavorare con serenità».
Veniamo alla sua situazione personale. Nei giorni scorsi era stato annunciato come nuovo allenatore del Castro CV 1921 Lagonegro, ma la sua esperienza è durata appena due giorni. Che cosa è accaduto?
«La mia permanenza è durata soltanto due giorni e voglio precisare una cosa importante: non ho mai firmato alcun contratto con la società. C'era stata la possibilità di intraprendere un percorso insieme, ma successivamente non si sono create le condizioni per proseguire. Nel calcio sono situazioni che possono capitare. Non voglio alimentare polemiche e auguro alla società di raggiungere i propri obiettivi».
Quindi, nonostante l'annuncio ufficiale, il rapporto non è mai stato formalizzato?
«Esattamente. Non c'è stata alcuna firma. Ci tengo a chiarirlo perché qualcuno potrebbe pensare che si sia trattato di un esonero o di un rapporto di lavoro interrotto dopo pochi giorni. In realtà non è così. Sono rimasto due giorni, ma non abbiamo mai formalizzato alcun accordo contrattuale».
A questo punto quale sarà il futuro di Antonio Germano? È pronto a tornare in panchina?
«Assolutamente sì. La passione per il calcio è sempre quella del primo giorno. Ho avuto la fortuna di vivere tante esperienze, conoscere ambienti diversi e confrontarmi con realtà importanti. Ho ancora entusiasmo e voglia di lavorare. Naturalmente cerco un progetto serio, nel quale ci siano idee chiare e rispetto reciproco. Non conta la categoria, ma la possibilità di lavorare bene e costruire qualcosa di positivo».

