Attacco bipartisan dopo i dati diffusi dalla Corte dei Conti e dalla Fondazione Gimbe. Barbuto (M5s) deposita un atto ispettivo per sapere perchè le somme destinate alla sanitò sono ferme nei cassetti della Regione. Talerico (Fi) ironizza: «Il problema non è come arrivare, il punto è avere una visita»
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La guerra, lanciata da Giorgia Meloni, contro i tempi biblici di attesa per le prestazioni sanitarie nel Paese sta funzionando. In Calabria molto meno. A testimoniarlo è la Fondazione Gimbe, che ha analizzato i dati del Bollettino Agenas relativi al periodo gennaio-settembre 2026, confrontandoli con quelli dello stesso periodo del 2025.
Secondo il rapporto solo sei regioni registrano un peggioramento della quota di prenotazioni entro i tempi sia per le prime visite sia per gli esami diagnostici, tra queste appunto la Calabria nonostante il piano regionale per l’abbattimento delle liste d’attesa approvato con il Decreto del Commissario ad Acta n. 42/2026 del 2 marzo scorso.
Per le prime visite specialistiche la Calabria passa dall'89,9% di prestazioni nei tempi stabiliti nel 2025 all'87,2% del 2026, perdendo 2,7 punti percentuali. Per gli esami diagnostici si scende dall'87,5% all'85,4%, con un ulteriore peggioramento di 2,1 punti. Nello stesso periodo, invece, la media nazionale migliora: dal 76,9% al 78,6% per le visite e dall'83,3% all'85% per gli esami.
Che l’azione della Regione sulle liste d’attesa fosse pigra non è una novità. Una conferma era venuta solo qualche giorno prima dalla Corte dei Conti. La Delibera n. 54/2026/G la Corte ha infatti fatto luce sull’incapacità di spesa e programmazione delle risorse destinate al comparto salute della Calabria. La ricostruzione evidenzia una somma totale di 16.486.276 euro rimasta bloccata nei bilanci e mai trasformata in servizi concreti per i cittadini. I magistrati contabili nel dettaglio hanno elencato per il 2022: quasi 5 milioni di euro non impiegati (Legge 234/2021); per il 2023: oltre 1,2 milioni di euro inutilizzati (DL 198/2022); per il 2024: più di 7,2 milioni giacenti (Legge 213/2023);per il 2025: ulteriori 3 milioni destinati all’incremento delle tariffe orarie per le prestazioni aggiuntive del personale medico e sanitario e mai erogati.
La situazione ha spinto la consigliera regionale del M5s, Elisabetta Barbuto, a depositare un atto ispettivo in cui chiede di fare chiarezza sulle singole responsabilità e mappare i fondi fermi nei bilanci di ciascuna Asp e Azienda Ospedaliera della regione; adottare tempestivamente un piano operativo per svincolare e impiegare l’intera somma di 16,4 milioni di euro; trasformare le risorse disponibili in incremento reale delle prestazioni e nell’abbattimento immediato dei tempi d’attesa.
«I calabresi non possono più pagare il prezzo di un’amministrazione inefficiente – scrive in una nota la Barbuto – Vogliamo sapere quali misure urgenti si intendano mettere in campo per sbloccare e spendere fino all’ultimo centesimo di questi 16,4 milioni di euro, trasformandoli finalmente in servizi sanitari reali e liste d’attesa accorciate nei nostri territori».
Ma l’attacco più duro questa volta viene addirittura da Forza Italia e in particolare dall’ex consigliere regionale, Antonello Talerico. «Il 30 settembre scorso, una verifica sul CUP regionale - scrive l’avvocato - ha rilevato che per un'ecografia dell'addome completo addirittura si sarebbe dovuto attendere il 29 settembre 2028. Due anni di attesa. Per la medesima prestazione in classe differibile, nell'area catanzarese non risultavano addirittura date disponibili, come spesso accade anche per le TAC total body o altri importanti esami radiodiagnostici. Anche gli atti dell'ASP di Cosenza riportano tempi medi di 167 giorni per un'ecografia addominale programmabile, 210 giorni per una risonanza del rachide e 263 giorni per una visita chirurgica vascolare. Numeri riferiti a specifiche prestazioni che descrivono criticità concrete, ben diverse dalla rappresentazione rassicurante della sanità affidata ai video istituzionali».
Il forzista allora prende spunto da questi dati per ironizzare sull’iniziativa del social taxi messa in campo dalla Regione. «In Calabria il problema - dice - non è trovare il passaggio per la visita, è riuscire a prenotarla».
Secondo le informazioni disponibili, poi, il Social Taxi costa 12 milioni e 400mila euro, di cui 10 milioni provenienti dal Programma regionale FSE+ 2021-2027 e 2,4 milioni da una diversa programmazione complementare. Talerico scrive che questi soldi corrispondono a circa 400mila visite aggiuntive. «Sarebbe stato opportuno concentrarsi maggiormente sull'incremento delle visite, degli esami diagnostici e sull'effettiva applicazione degli strumenti già previsti per ridurre le liste di attesa. Alla Calabria servono più visite, più diagnostica, più personale, maggiore organizzazione e tempi certi. Ai malati e agli anziani calabresi non serve un «passaggio» per andare a fare la visita, serve proprio la visita»



