Alla Sala degli Specchi il confronto su competenze e responsabilità. Il presidente annuncia l’impegno per l’assistenza tecnica ai piccoli enti
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Rafforzare il supporto tecnico e amministrativo della Provincia ai Comuni, soprattutto quelli più piccoli e delle aree interne. È l’impegno assunto dal presidente della Provincia di Cosenza, Biagio Faragalli, durante il seminario «L’Amministratore locale ed il confine dei suoi poteri», ospitato nella Sala degli Specchi del Palazzo della Provincia.
L’incontro è stato promosso da LASDA, Laboratorio di Studi di Diritto Amministrativo, fondato e presieduto dall’avvocato e docente Dario Sammarro. Al confronto hanno partecipato docenti universitari, magistrati, avvocati e rappresentanti istituzionali del territorio cosentino, affrontando i limiti dei poteri degli amministratori, le responsabilità e le garanzie per enti e cittadini.
Il seminario LASDA sul confine dei poteri amministrativi
Il rapporto tra discrezionalità, rispetto della legge e capacità di assumere decisioni è stato uno dei temi dell’incontro. Portando i saluti istituzionali, Faragalli ha richiamato il ruolo della Provincia come luogo di confronto tra amministrazioni e competenze giuridiche.
«La Sala degli Specchi non è la sala di rappresentanza di un ente fra gli altri: è la casa comune dei Comuni di questa provincia. Che qui si parli di diritto amministrativo, e che a parlarne siano insieme l’avvocatura, l’università e chi amministra, mi sembra il modo più serio di usarla», ha dichiarato.
Il presidente si è quindi soffermato sulle difficoltà che accompagnano le decisioni amministrative e sulla necessità di individuare con chiarezza le competenze.
«Il confine, in fondo, è ciò che separa la discrezionalità dall’arbitrio. Ma è anche, e lo dico con franchezza, ciò che oggi separa troppo spesso il coraggio dalla paralisi. Per questo discuterne sul serio, con i tecnici del diritto e non soltanto fra politici, è un atto di buona amministrazione».
Risorse e personale, il ruolo della Provincia
Nel suo intervento Faragalli ha richiamato la riforma introdotta dalla legge 56 del 2014 e le responsabilità degli enti di area vasta, citando viabilità provinciale, edilizia scolastica, tutela ambientale e pianificazione territoriale.
Secondo il presidente, la riflessione sui poteri deve essere accompagnata da quella sulle risorse disponibili e sulle competenze professionali necessarie a esercitarli.
«Per la Provincia, quindi, la domanda sul confine ha due facce: non soltanto che cosa posso fare, ma con quali mezzi e con quale personale posso farlo. Sono le due facce di un unico problema di legalità, perché un potere che non si può esercitare è un potere che non protegge nessuno», ha affermato.
Da questa valutazione nasce l’impegno a rafforzare l’assistenza agli enti locali con strutture amministrative limitate, chiamati a gestire procedimenti complessi. «La Provincia deve essere la casa tecnica di quei Comuni. È l’impegno che prendo qui davanti a voi», ha dichiarato Faragalli.
La distinzione tra indirizzo politico e gestione
Un altro passaggio ha riguardato la separazione tra indirizzo politico e gestione amministrativa, con il richiamo all’articolo 107 del Testo unico degli enti locali.
Faragalli ha sottolineato che questa distinzione non deve tradursi né nell’ingerenza della politica nelle competenze gestionali degli uffici né nella rinuncia degli amministratori alle proprie responsabilità.
Il tema è stato collegato alla cosiddetta «paura della firma» e al rapporto tra controlli, responsabilità e capacità decisionale della pubblica amministrazione.
Formazione e competenze contro la paralisi amministrativa
Per il presidente della Provincia, la risposta alle difficoltà decisionali passa «attraverso regole chiare, uffici competenti e stabili, formazione continua e un confronto preventivo con le professionalità giuridiche, affinché le criticità possano essere affrontate prima che si trasformino in contenziosi».
Faragalli ha concluso collegando il rispetto delle regole alla capacità degli enti di raggiungere risultati: «Perché il risultato, per un’amministrazione pubblica, non è il contrario della legalità. È la legalità che arriva a destinazione».

