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Cosenza Channel ha pubblicato due notizie che hanno acceso il dibattito online: l’annuncio della nuova data del Cosenza Pride 2025, fissata per giugno, e il resoconto della cerimonia per la Giornata Mondiale dei Rom. Due eventi che, pur diversi, condividono un obiettivo comune: celebrare l’inclusione, la diversità e il rispetto per ogni identità. Eppure, sotto entrambi gli articoli, la sezione commenti si è trasformata in un terreno fertile per riflessioni che, se non sempre esplicitamente omofobe o razziste, ne hanno lasciato trasparire il sapore, un retrogusto amaro che non possiamo ignorare.
Partiamo dal Cosenza Pride. L’annuncio di un evento che da anni rappresenta un momento di festa e rivendicazione per la comunità LGBTQ+ e per chi crede in una società più equa ha scatenato reazioni che, pur non sfociando sempre in insulti diretti, hanno spesso assunto toni di scherno, diffidenza o sarcasmo. Frasi come “festa in maschera” o “siete voi a volere essere diversi” non sono insulti espliciti (a differenza di altri vergognosi che non riportiamo), ma tradiscono un fastidio sottile, un rifiuto implicito di riconoscere la legittimità di una lotta che, per molti, è ancora sinonimo di vita e dignità. È il linguaggio dell’indifferenza, che ferisce tanto quanto l’odio dichiarato, perché nega spazio e valore a chi chiede solo di essere visto e ascoltato.
Spostiamoci poi sulla cerimonia per la Giornata Mondiale dei Rom. Qui, i commenti hanno preso una piega simile, con sfumature che oscillano tra lo stereotipo e il pregiudizio mascherato da “realismo”. Espressioni come “occhio al portafogli” o “invece di pensare a cose serie” non sono, in senso stretto, epiteti razzisti, ma portano con sé un’eco di intolleranza, un “noi contro loro” che divide invece di unire. È un modo di esprimersi che, senza bisogno di parole crude, lascia intendere un rifiuto della diversità, un’incapacità di vedere nell’altro una ricchezza anziché una minaccia.
Non si tratta di censurare ogni opinione o di bollare come bigotto chiunque dissenta. La libertà di parola è un pilastro irrinunciabile, ma con essa viene la responsabilità di ciò che si dice e di come lo si dice. Le piattaforme digitali amplificano le voci, ma troppo spesso diventano megafoni di un malcontento che, pur non esplodendo in odio aperto, si nutre di insinuazioni e mezze verità. E questo è pericoloso. Perché il “sapore” di omofobia e razzismo, anche quando non è esplicito, contribuisce a normalizzare un clima di ostilità, a rendere accettabile ciò che dovrebbe essere stigmatizzato.
Cosenza, come ogni comunità, merita di meglio. Il Pride e la Giornata dei Rom non sono “distrazioni” o “provocazioni”, ma occasioni per riflettere su chi siamo e su che tipo di società vogliamo costruire. I commenti che ne sminuiscono il senso, anche solo con un tono velatamente ostile, sono un passo indietro, un ostacolo a quel dialogo che dovrebbe essere il cuore di ogni progresso. È tempo di animare una discussione contro questa deriva, non con rabbia, ma con la fermezza di chi sa che le parole contano e che il rispetto non è negoziabile. Perché una città inclusiva non si costruisce solo con le parate o le cerimonie, ma anche con il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, ogni giorno, anche nei piccoli gesti digitali. E Cosenza Channel, nel suo piccolo, vorrebbe dare il suo contributo.