Greg Bovino pensa alla Casa Bianca. L’ex comandante del Border Patrol, divenuto negli ultimi anni uno dei volti più riconoscibili della stretta americana sull’immigrazione irregolare, ha dichiarato di stare valutando una candidatura alle elezioni presidenziali del 2028.

Una possibile corsa che ha anche un legame diretto con la Calabria. Bovino è infatti discendente di una famiglia originaria di Aprigliano, nel Cosentino: il bisnonno Michele lasciò il paese nel 1909 per raggiungere la Pennsylvania, dove lavorò come minatore. La moglie Luigia e i figli rimasero inizialmente in Calabria e anni dopo attraversò l’Atlantico anche Vincenzo, nonno di Greg.

Non è quindi corretto definirlo nato o originario di Aprigliano in senso anagrafico: Bovino è americano, ma le sue radici familiari paterne affondano nel centro presilano.

«Sto valutando la candidatura»

«Sto valutando la candidatura alle presidenziali», ha confermato Bovino il 18 settembre. La sua non è ancora una discesa in campo formale, ma l’ex funzionario ha ormai reso esplicito l’interesse per il 2028.

Al Corriere della Sera ha spiegato di stare «assolutamente esplorando e assolutamente pensando» alla possibilità di candidarsi, collegando direttamente questa scelta al tema che ha segnato tutta la sua esposizione pubblica: le espulsioni di massa.

Il volto dei blitz nelle grandi città

Bovino è entrato nel Border Patrol nel 1996 e ha costruito una lunga carriera lungo il confine con il Messico. Negli ultimi anni, però, il suo nome è diventato noto a livello nazionale soprattutto per le operazioni condotte nelle grandi città durante la seconda amministrazione Trump.

Nel 2025 fu tra i responsabili delle operazioni su larga scala a Los Angeles, per poi assumere ruoli di primo piano nei blitz di Chicago, Charlotte e New Orleans. Successivamente guidò le operazioni federali anche nell’area di Minneapolis, diventando uno dei simboli della linea più dura sull’immigrazione.

Una notorietà accompagnata da fortissime polemiche, soprattutto per le modalità delle operazioni e per la gestione delle proteste.

Minneapolis e la rimozione dal comando

La fase più controversa arrivò a Minneapolis, durante l’operazione federale contro l’immigrazione irregolare.

Dopo l’uccisione di Alex Pretti, infermiere di terapia intensiva di 37 anni colpito da agenti federali, Bovino sostenne che l’uomo avesse rappresentato una minaccia per gli agenti. Alcune sue affermazioni furono successivamente contestate sulla base di testimonianze e immagini disponibili. Poco dopo lasciò il comando operativo di Minneapolis e la responsabilità dell’intervento passò a Tom Homan.

Nel marzo successivo Bovino ha poi lasciato il servizio federale. Documenti resi pubblici nei mesi seguenti hanno mostrato che, al momento del pensionamento, era sottoposto anche a un’indagine interna riguardante la sua condotta e alcune dichiarazioni; l’ex comandante ha respinto le contestazioni.

L’attacco a Trump: «Non sta facendo abbastanza»

Nonostante il suo ruolo centrale nella strategia migratoria dell’amministrazione, oggi Bovino critica apertamente Trump.

Alla domanda se il presidente stia facendo abbastanza sul fronte delle espulsioni, ha risposto: «Assolutamente no». Secondo l’ex comandante, l’azione iniziata nei primi mesi della presidenza sarebbe stata successivamente rallentata.

Bovino continua comunque a definire Trump «la persona giusta», sostenendo però che sarebbe «mal consigliato».

Dubbi anche su Vance e Rubio

Lo sguardo è già rivolto al dopo-Trump. Bovino ha espresso scarsa fiducia sia nel vicepresidente J.D. Vance sia in Marco Rubio, sostenendo che nessuno dei due abbia finora posto le espulsioni di massa al centro della propria piattaforma politica.

«Finora questo non mi ispira molta fiducia», ha detto davanti a un incontro dei giovani repubblicani di New York.

E sull’Italia: «Non sta facendo abbastanza»

Tra le dichiarazioni più significative c’è anche un passaggio dedicato all’Europa.

Bovino ha espresso apprezzamento per AfD in Germania e, parlando dell’Italia, ha affermato: «Non penso che il governo italiano stia facendo abbastanza» sul fronte dell’immigrazione.

Una posizione che acquista inevitabilmente una particolare risonanza proprio alla luce delle sue origini familiari: il bisnonno Michele fu uno dei tanti emigranti calabresi che, all’inizio del Novecento, lasciarono il Sud Italia per cercare lavoro negli Stati Uniti.

Da Aprigliano alla politica americana

La storia della famiglia Bovino comincia dunque tra le montagne della provincia di Cosenza e prosegue nella Pennsylvania delle miniere.

Più di un secolo dopo, il pronipote di quell’emigrante è diventato uno dei personaggi più esposti del dibattito americano sull’immigrazione e ora valuta di trasformare quella notorietà in una candidatura politica.

Per il momento non esiste ancora una campagna presidenziale formalmente aperta. Ma le dichiarazioni di Bovino indicano già con chiarezza su quale terreno potrebbe costruirla: deportazioni su larga scala, controllo dei confini e una linea ancora più dura di quella adottata finora dall’amministrazione Trump.