Lettera al ministro, ai vertici del Tribunale e alle cancellerie. I penalisti contestano tempi di pagamento e oneri di notifica: «Intervenite ora»
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«Provate a restare voi senza stipendio per sei mesi». La Camera penale di Cosenza si rivolge al ministro della Giustizia, ai vertici del Tribunale e ai responsabili delle cancellerie per contestare gli effetti della circolare ministeriale del 25 luglio sul patrocinio a spese dello Stato.
Nella lettera dell’8 ottobre 2026, il Consiglio direttivo denuncia le difficoltà che, secondo i penalisti, il provvedimento determina nella riscossione dei compensi per l’attività difensiva. Una situazione che l’associazione collega alla dignità professionale degli avvocati e alla tutela del diritto di difesa dei cittadini non abbienti.
La contestazione sui tempi di pagamento
Secondo la ricostruzione della Camera penale, dopo l’emanazione della circolare il difensore deve normalmente attendere sei mesi per ricevere il compenso, anche quando l’attività professionale si è protratta per anni.
Per ridurre il termine a trenta giorni, spiegano i firmatari, l’avvocato dovrebbe occuparsi della comunicazione del provvedimento di liquidazione a tutte le parti processuali. Un adempimento che, nei maxiprocessi, può coinvolgere centinaia di destinatari.
«Non basta che il Giudice abbia riconosciuto all’avvocato il diritto al compenso», osservano i penalisti, denunciando gli ulteriori passaggi necessari per ottenere il pagamento.
Gli oneri di notifica e il lavoro delle cancellerie
La lettera richiama le notifiche alla Procura della Repubblica, alle parti civili e agli imputati. Per questi ultimi, spesso privi di un indirizzo di posta elettronica certificata, secondo l’associazione occorre ricorrere agli ufficiali giudiziari, con ulteriore impiego di tempo e risorse pubbliche.
I firmatari segnalano anche il caso degli imputati irreperibili, nel quale, secondo quanto esposto nella nota, il difensore si ritroverebbe a notificare il provvedimento a se stesso.
A queste attività si aggiungerebbero la raccolta, l’organizzazione e la trasmissione agli uffici competenti della documentazione sulle notifiche eseguite. Un insieme di incombenze che la Camera penale descrive come una trasformazione dell’avvocato prima in «messo notificatore» e poi in «applicato di cancelleria».
Il richiamo al diritto di difesa dei non abbienti
Per spiegare la portata della questione in Calabria, la Camera penale cita un dato attribuito a Eurostat, secondo il quale il 45,35% dei cittadini della regione sarebbe a rischio povertà.
L’associazione richiama quindi il ruolo del patrocinio a spese dello Stato nell’assistenza a indagati, imputati e persone offese privi delle risorse necessarie, sottolineando la funzione dell’istituto nel contrasto alle diseguaglianze economiche nell’accesso alla difesa.
«Siamo al collasso», scrivono i penalisti, sostenendo che la situazione coinvolga centinaia di migliaia di incombenze e numerosi professionisti. La richiesta rivolta ai destinatari è di intervenire per tutelare l’esercizio della professione, il diritto di difesa e la chiarezza del quadro normativo.
L’appello al ministro e al Tribunale di Cosenza
La lettera è indirizzata al ministro della Giustizia, al presidente del Tribunale di Cosenza, ai presidenti della sezione penale e dell’Ufficio Gip-Gup e ai responsabili delle rispettive cancellerie.
A firmarla sono il presidente Roberto Le Pera, il segretario Francesco Santelli e i componenti del Consiglio direttivo Alessandra Adamo, Valentina Spizzirri, Francesco Chiaia, Fabrizio Loizzo, Giuseppe Manna, Angelo Nicotera e Guido Siciliano.
La conclusione riprende il tono dell’appello iniziale: «La dignità dell’Avvocatura non è soltanto lesa. Così è umiliata. Intervenite. Ora!».






