Incontro il 16 ottobre a Rende. Il sindacato critica Regione, azienda e confederali: «La cassa integrazione non può diventare la normalità».
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«La cassa integrazione non può essere diventare la normalità e la soluzione». È il senso della protesta dei Cobas Konecta R di Rende, che contestano la gestione della vertenza degli ex lavoratori Abramo e convocano un incontro per venerdì 16 ottobre alle 16, nella sede sindacale di via Leonardo Da Vinci 72, a Quattromiglia di Rende.
Al centro della nota ci sono le prospettive occupazionali, il ricorso agli ammortizzatori sociali e le responsabilità che il sindacato attribuisce a Regione Calabria, Konecta e Tim. I Cobas criticano anche le organizzazioni confederali e chiedono ai lavoratori di confrontarsi sulle iniziative da intraprendere.
I Cobas denunciano l’esclusione dal tavolo regionale
Il sindacato riferisce di avere sollecitato un incontro in Regione dai primi di settembre 2026, dopo le rassicurazioni ricevute durante l’estate dall’assessore Giovanni Calabrese.
Secondo i Cobas, alla richiesta non sarebbe seguito il confronto atteso. L’organizzazione denuncia di essere stata esclusa dal tavolo sindacale, precisando che non aveva necessariamente chiesto una convocazione insieme ai confederali: a luglio, ricorda, era stata ricevuta separatamente.
La critica riguarda anche il rinnovo della cassa integrazione, che il sindacato considera una risposta insufficiente in assenza di proposte concrete per la ripresa delle attività.
Dematerializzazione e piano industriale, le contestazioni all’azienda
Nella ricostruzione dei Cobas, il progetto di dematerializzazione sarebbe naufragato per l’assenza di monitoraggio, nonostante uno stanziamento che la nota quantifica in 30 milioni di euro di risorse pubbliche.
Il sindacato attribuisce a Konecta un ruolo centrale nella crisi, contestando tempi di lavorazione, programmazione e tutela dell’occupazione. Richiama inoltre un annuncio di mille esuberi su base nazionale, senza riferire quel numero alla sola realtà calabrese.
I Cobas chiedono chiarezza sul piano industriale, ricordando che una nota congiunta dei confederali di luglio riferiva dell’invio di documentazione alla Regione e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Le contestazioni coinvolgono anche Tim, alla quale il sindacato attribuisce una corresponsabilità nella vicenda.
«Ogni parte in causa si assuma la sua bella fetta di responsabilità», si legge nel comunicato.
Le preoccupazioni sulla cassa integrazione e sui contratti a termine
Un passaggio della nota è dedicato ai lavoratori a tempo determinato, che, secondo quanto riferisce il sindacato, sarebbero senza lavoro da maggio. Per queste persone i Cobas denunciano anche il mancato rispetto di accordi ministeriali.
Quanto agli ammortizzatori sociali, l’organizzazione prospetta il rischio di un ricorso alla CIGS al 100% da gennaio 2027 e domanda se l’azienda anticiperà le somme ai dipendenti. Si tratta di uno scenario indicato dal sindacato, che nella nota non presenta una decisione definitiva su modalità e durata della proroga.
I Cobas segnalano inoltre il progressivo impoverimento dei lavoratori. Per un part time al 50%, riportano una retribuzione media di 850 euro, comprensiva di 100 euro di bonus, che sarebbe scesa a circa 700 euro con l’attuale ricorso alla CIGS. La nota prospetta un’ulteriore riduzione a 600 euro nell’ipotesi di sospensione totale.
La richiesta di internalizzazione e l’incontro del 16 ottobre
Il sindacato torna a chiedere un percorso di internalizzazione, richiamando la costituzione nel 2025 di società in house per la digitalizzazione regionale. Secondo i Cobas, questa possibilità dovrebbe essere valutata per garantire continuità ai posti di lavoro.
L’appuntamento del 16 ottobre a Rende servirà a discutere la situazione e a decidere le eventuali iniziative. «È arrivato il momento di combattere per il nostro posto di lavoro», afferma l’organizzazione, invitando colleghi e colleghe a partecipare al confronto.

