In base a quali criteri giuridici, economici e formali il Consiglio dei Ministri ha sancito lo scorso 22 aprile la fine del commissariamento della sanità in Calabria? A chiederlo non è il centrosinistra in una interrogazione, ma i magistrati della Corte dei Conti che hanno sollevato più di un dubbio sulla decisione del Governo.

Una decisione che, come avevamo avuto modo di scrivere, ai più era sembrava più una scelta politica che tecnica. Questo per due circostanze. La prima è che la proposta di revocare il commissariamento è arrivata da Roberto Calderoli, Ministro degli Affari regionali. Il caso ha voluto poi che dopo qualche giorno la Calabria abbia dato il suo ok alle pre intese sull'autonomia differenziata. Ma come direbbe Antonio Di Pietro che c'azzecca il Ministro degli Affari regionali con il commissariamento alla sanità? È la domanda che si pongono anche i magistrati contabili che nella loro pronuncia sottolineano come la nomina del commissario alla Sanità, infatti, avviene su proposta del ministro dell'Economia, di concerto con il ministro della Salute e sentito il ministro per i Rapporti con le Regioni. Nel caso della Calabria, invece, la proposta di cessazione è partita dal ministro per gli Affari regionali, con il parere favorevole dei ministri dell'Economia e della Salute. Una differenza che la Corte non considera una semplice irregolarità, ma un possibile vizio sostanziale, poiché modifica la distribuzione delle responsabilità formali tra i dicasteri coinvolti.

Ma questo, se vogliamo, è l'aspetto più marginale della vicenda. Quello più sostanziale riguarda invece i conti del comparto calabrese. Oggettivamente bisogna riconoscere al presidente/commissario Roberto Occhiuto di aver fatto sforzi immani per cercare di mettere ordine nei conti della nostra sanità, ma ci sono troppi buchi. Lo aveva detto chiaramente Carlo Guccione del Pd, in un'intervista a noi rilasciata che sottolineava come fossero ben 23 i bilanci delle Asp calabresi non ancora approvati nonostante i poteri straordinari di cui gode Occhiuto e nonostante le nuove regole del Decreto Calabria che permettono ai manager di approvare i nuovi bilanci anche in assenza di quelli precedenti. In effetti l'ulteriore elemento evidenziato dalla Corte riguarda l'assenza di una verifica completa dei conti consolidati relativi agli esercizi 2024 e 2025. Una lacuna che, secondo i magistrati, rende difficile formulare una valutazione definitiva sulla solidità del percorso di risanamento.

Dai documenti trasmessi alla Corte dei conti emergono anche altre critiche ancora aperte. In particolare nei pagamenti; in una consistente massa di partite debitorie ancora da definire (basti pensare che l'Asp più grande della Calabria ovvero Cosenza, ha ancora una volta proceduto alla dichiarazione di impignorabilità delle somme per garantire i servizi) e risultati non pienamente soddisfacenti sul fronte dei Livelli essenziali di assistenza (LEA), fatta eccezione per l'assistenza ospedaliera che ha fatto registrare significativi passi in avanti.

Se questo è il quadro come ha fatto il Consiglio dei Ministri a stabilire l'uscita dal piano di rientro? La cosa curiosa è che la deliberazione era stata inizialmente trasmessa alla Corte priva della documentazione necessaria e, per questa ragione, restituita agli uffici governativi. Dalla successiva documentazione inviata, i magistrati contabili ritengono che il Consiglio dei Ministri abbia attuato un'interpretazione estensiva delle norme, valorizzando oltremodo i miglioramenti registrati. Le motivazioni richiamano genericamente il miglioramento dell'efficienza del sistema sanitario, il contenimento della spesa e il rafforzamento dell'organizzazione regionale, ma non spiegano perché tali risultati non debbano essere considerati indici di una tendenza non reversibile. Il chè consolida l'idea che si sia trattata di una decisione più tecnica che politica. La Corte infine sottolinea come i target del vecchio Piano di rientro non siano stati centrati e che un nuovo Piano di Rientro ancora non è stato ancora definito.

Insomma la vicenda presenta diversi punti oscuri nonostante le dichiarazioni in campagna elettorale delle scorse regionali di Giorgia Meloni sull'imminente uscita della Calabria dal commissariamento e le rassicurazione, le ultime lo scorso 18 giugno, dello stesso presidente Occhiuto che si era detto certo che a breve la Corte dei conti avrebbe “bollinato” l'uscita dal commissariamento . Non è andata così. Il Consiglio dei Ministri ora ha trenta giorni di tempo per presentare le sue controdeduzioni ai rilievi dei magistrati contabili. Intanto si apre un bel problema di credibilità per il Governo e per Occhiuto.