Diagnosi polmonari ultra-precoci e chirurgia mininvasiva integrate per la prima volta in Calabria. Greco: «Innovazione al servizio della comunità». De Salazar: «L’Annunziata diventa polo tecnologico del Mezzogiorno»
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All’ospedale dell’Annunziata di Cosenza si respira un’aria diversa. L’arrivo del sistema robotico Ion Endoluminal System, il primo da Roma in giù, segna infatti un punto di arrivo: per la prima volta, diagnosi polmonari ultra-precoci e chirurgia mininvasiva dialogano dentro lo stesso ospedale grazie alla sinergia con il robot Da Vinci Single Port.
Un risultato che nasce dalla collaborazione con l’Università della Calabria e che il rettore Gianluigi Greco definisce «un esempio concreto di ciò che significa fare università insieme al territorio». Durante la presentazione, Greco ha sottolineato «il valore strategico dell’area medico-sanitaria» e l’obiettivo di rendere l’innovazione un bene accessibile, capace di ridurre davvero i “viaggi della speranza”. «Tradurre conoscenza in opportunità cliniche — ha affermato — significa diagnosi più tempestive, percorsi sostenibili e maggiore qualità della vita per i pazienti. La nostra visione è chiara: la crescita scientifica deve generare valore umano e sociale.»
Parole che accompagnano un progetto più ampio. L’Unical, come ha ricordato lo stesso Greco in un passaggio poi ribadito alla stampa, sta lavorando a un centro di formazione dedicato alla robotica sanitaria, con orizzonte di apertura nel 2026 e procedure già avviate.
A spiegare cosa cambia concretamente è la professoressa Franca Melfi, una delle massime esperte italiane nel campo. Il sistema Ion, racconta, «permette di raggiungere noduli polmonari piccolissimi, spesso invisibili o irraggiungibili con gli strumenti tradizionali». Finora, spiega, «davanti a lesioni di cinque millimetri ci si limitava ad aspettare, ripetendo TAC di controllo ogni quattro mesi». Con questa tecnologia, invece, «si può navigare dentro il bronco con stabilità assoluta, come in una sorta di Google Maps interno, arrivando al punto esatto e ottenendo una diagnosi mirata senza traumi inutili».
Tecnologia recente, costosa, ma potenzialmente decisiva: negli Stati Uniti è già diffusa in circa mille centri, in Europa procede più lentamente proprio per l’investimento richiesto. In Italia, prima di Cosenza, era disponibile solo in pochissime strutture: lo IEO di Milano, gli Spedali Civili di Brescia, il Sant’Orsola di Bologna, il Policlinico Gemelli. Con l’Annunziata, il Sud entra per la prima volta in questa rete.
E proprio sulla capacità attrattiva del presidio cosentino ha insistito il direttore generale Vitaliano De Salazar. «Stiamo costruendo un modello di sanità moderna e sostenibile» ha detto. «La robotica non è solo tecnologia: è organizzazione, qualità professionale, sicurezza delle cure.» De Salazar ha parlato di una “giornata dei professionisti”, ricordando i dati sui concorsi dell’Annunziata: «51 domande per sei posti disponibili. Un cambio di clima evidente, considerando che in passato i bandi andavano deserti. È il segnale di un sistema che torna ad attrarre competenze».
A integrare il quadro intervengono i responsabili delle unità operative coinvolte - Michele Morelli, Michele Di Dio, Andrea Bruni, Flavio Fedele, Maria Raffaella Ambrosio e Tommaso De Bartolo - chiamati a gestire un ecosistema tecnologico che ora può offrire un percorso completo: diagnosi ultrarapida, valutazione immediata, intervento mininvasivo attraverso un’unica incisione grazie al Da Vinci Single Port.
Quest’ultimo, infatti, è molto più che uno strumento chirurgico. È una piattaforma che riduce traumi e dolore post-operatorio, migliora la precisione, consente al chirurgo di operare in spazi complessi senza sacrificare visibilità o controllo. La combinazione dei due sistemi apre scenari nuovi: un paziente con un nodulo sospetto può ottenere diagnosi e, se necessario, intervento in tempi molto più brevi, senza il pellegrinaggio verso altri ospedali.
In una regione dove per anni l’innovazione è rimasta confinata nei documenti programmatici, la presenza simultanea di Ion e Da Vinci SP rappresenta un segnale politico, oltre che medico. Dice che la Calabria può essere anche luogo di arrivo, non solo di partenza. Che l’università può lavorare sul territorio senza restare in una dimensione accademica. Che l’Annunziata, spesso al centro di criticità croniche, può guidare un percorso diverso.
È un primo passo. Ma, per come la raccontano i protagonisti, è un passo che cambia la geografia della sanità calabrese.

