Giovane amministratore, impegnato nel sociale e nelle politiche per le nuove generazioni, consigliere comunale a Rende, vicepresidente della Provincia di Cosenza e assessore alle Politiche Giovanili. Federico Belvedere affronta il tema del rapporto tra giovani, istituzioni e territorio, partendo dalle emergenze della Calabria: lavoro, precarietà, fuga dei talenti e difficoltà nel costruire un futuro. Ma anche dalle opportunità che possono nascere dalla formazione, dalla tecnologia, dalla cultura e dalla partecipazione.

Ecco, in esclusiva, la sua intervista.

I giovani oggi vivono una condizione fatta di grandi opportunità, ma anche di precarietà, difficoltà economiche e incertezza sul futuro. Quali sono, secondo lei, le emergenze più urgenti che le istituzioni devono affrontare per restituire ai giovani maggiore fiducia?

La prima emergenza è quella di restituire ai giovani la possibilità di costruire un progetto di vita nella propria terra. Non possiamo parlare di fiducia nel futuro se un ragazzo, dopo anni di studio e sacrifici, è costretto a scegliere tra un lavoro precario e la partenza.

Le istituzioni devono intervenire su più fronti: lavoro, formazione, accesso alla casa, sostegno all’imprenditoria giovanile e valorizzazione delle competenze.

La fiducia non si chiede: si conquista attraverso risposte concrete. E penso che la politica debba dimostrare ai giovani che le istituzioni possono essere uno strumento per cambiare realmente le cose.

Per troppo tempo si è parlato dei giovani senza coinvolgerli davvero nelle decisioni. Cosa intende fare concretamente per dare loro voce e soprattutto un ruolo attivo nelle scelte dell’amministrazione?

Il primo passo che le istituzioni devono compiere è parlare meno “dei” giovani e parlare di più con i giovani.

Penso a momenti e strumenti di partecipazione permanenti, non occasionali. Tavoli di confronto con associazioni, studenti, università, realtà sportive e culturali, ma anche piattaforme e strumenti digitali attraverso cui raccogliere proposte e idee.

La delega alle Politiche Giovanili non deve ridursi a una funzione simbolica, ma deve diventare sempre di più un luogo di partecipazione.

Un giovane deve poter proporre un’idea, confrontarsi con le istituzioni e, quando possibile, contribuire anche alla sua realizzazione. I giovani non sono soltanto destinatari delle politiche pubbliche: sono cittadini che devono poter contribuire a costruirle.

La politica sembra sempre più lontana dalle nuove generazioni. Perché è invece importante che i giovani tornino a impegnarsi nella politica, nelle istituzioni e nella vita delle comunità?

È di fondamentale importanza perché la politica riguarda la vita quotidiana di tutti noi. Riguarda la scuola che frequentiamo, il lavoro che troviamo, i servizi che abbiamo, la qualità delle nostre città e dei nostri territori.

Capisco la diffidenza di molti giovani: spesso vedono una politica fatta di promesse, conflitti e personalismi. Ma la risposta a questa distanza non può essere l’indifferenza.

Se i giovani rinunciano a partecipare, qualcun altro continuerà comunque a prendere decisioni che riguardano il loro futuro.

Impegnarsi in politica non significa necessariamente candidarsi o avere una tessera di partito. Significa interessarsi alla propria comunità, fare volontariato, partecipare a un’associazione, occuparsi di cultura, sport, ambiente, scuola.

La politica, prima ancora di essere un ruolo, è una forma di responsabilità verso la comunità.

Uno dei problemi più drammatici della Calabria è la fuga dei giovani, soprattutto di quelli più qualificati, che partono per studiare o lavorare e spesso non tornano più. Quali strumenti possono mettere in campo le istituzioni per trasformare questa fuga in una scelta di restare, tornare o investire nella propria terra?

I primi strumenti che le istituzioni devono mettere in campo sono incentivi per le imprese che assumono giovani qualificati del territorio. Bisogna dare maggiore sostegno alle startup e all’imprenditoria, attuare percorsi di rientro per chi ha maturato competenze fuori regione e creare un collegamento molto più forte tra università, formazione e mondo del lavoro.

Non dobbiamo raccontare ai giovani che partire sia un errore. Anche io ho completato il mio percorso di studi fuori regione, ma il legame con la mia terra è talmente forte che ho scelto di tornare e dare il mio modesto contributo.

Studiare, formarsi e fare esperienze fuori dalla Calabria può essere una grande ricchezza. Il problema nasce quando partire diventa l’unica possibilità.

Dobbiamo creare le condizioni affinché chi parte possa scegliere di tornare e affinché chi resta possa avere le stesse opportunità di crescita professionale.

Non basta chiedere ai giovani di restare: bisogna creare le condizioni perché possano costruire qui il proprio futuro. Su quali settori e quali opportunità intende concentrare la sua azione amministrativa?

La Calabria non deve limitarsi a inseguire modelli di sviluppo costruiti altrove. Dobbiamo partire dalle nostre potenzialità e trasformarle in opportunità.

Penso innanzitutto al turismo, alla cultura, all’agroalimentare di qualità, alla pesca, allo sport, alla transizione energetica e digitale, ma anche ai servizi innovativi e alle professioni legate alle nuove tecnologie.

C’è poi un tema fondamentale: la digitalizzazione. Oggi un giovane può lavorare per un’azienda che si trova dall’altra parte del mondo senza necessariamente lasciare il proprio territorio.

Per sfruttare questa possibilità, però, servono infrastrutture, formazione e spazi adeguati. Lo Stato e le istituzioni territoriali devono fare la loro parte creando condizioni favorevoli: infrastrutture, trasporti efficienti, connessioni digitali, servizi e formazione.

C’è una generazione che spesso si sente esclusa dai luoghi in cui si prendono le decisioni. Come pensa di costruire un rapporto nuovo tra giovani e istituzioni, anche attraverso associazioni, università, scuola, cultura, sport e nuove forme di partecipazione?

Bisogna partire dai luoghi in cui i giovani vivono realmente. Non possiamo pensare di coinvolgerli soltanto negli uffici delle istituzioni.

Le scuole e le università devono essere interlocutori fondamentali, così come le associazioni, le realtà sportive e culturali. Sono tutti luoghi nei quali i giovani sviluppano competenze, relazioni e senso di comunità.

Mi piacerebbe costruire una rete stabile tra queste realtà, perché spesso esistono tante energie e tante iniziative che però non dialogano abbastanza tra loro.

Le istituzioni devono avere la capacità di mettere in rete queste esperienze e trasformarle in progettualità. E dobbiamo utilizzare anche gli strumenti digitali, che possono permettere ai giovani di partecipare in maniera più semplice e immediata.

Lei è un giovane amministratore. Quanto è soddisfatto del percorso politico e istituzionale intrapreso finora?

Sono abbastanza soddisfatto. Nel mio breve percorso politico-amministrativo ho avuto la fortuna di interfacciarmi con amministratori di spessore dai quali sto imparando molto.

La politica è un percorso che mette continuamente alla prova. Ci sono momenti in cui si raccolgono soddisfazioni e altri in cui ci si scontra con problemi, tempi burocratici e difficoltà che possono essere frustranti.

Non credo sia corretto dire di essere completamente soddisfatti, perché chi fa politica con passione dovrebbe avere sempre la voglia di fare di più e meglio.

Se c’è una cosa che ho imparato è che tra quello che si vorrebbe realizzare e quello che concretamente si riesce a fare esiste spesso una distanza. Ma questa distanza non deve trasformarsi in delusione: deve diventare uno stimolo.

Io continuo a credere che impegnarsi nelle istituzioni abbia senso, soprattutto quando si riesce a dare una risposta concreta anche ad una sola persona.

Se un ragazzo trova un’opportunità, se un’associazione riesce a realizzare un progetto, se un giovane decide di impegnarsi nella propria comunità, allora significa che quel lavoro ha avuto un valore.

La politica non deve essere il luogo delle aspettative personali, ma quello in cui si cerca di lasciare qualcosa di positivo alla propria comunità. E su questo, nonostante le difficoltà, continuo ad essere convinto della scelta che ho fatto.

Infine, se dovesse rivolgere oggi un messaggio ai giovani calabresi, soprattutto a quelli che stanno pensando di andare via, cosa direbbe loro? E quale impegno concreto si sente di assumere come assessore alle Politiche Giovanili?

Direi loro di non avere paura di partire, se partire significa crescere, studiare, conoscere il mondo e costruire il proprio futuro.

Ma direi anche di non smettere mai di guardare alla Calabria come ad una possibilità.

Sicuramente non cambierà tutto dall’oggi al domani. Ma la Calabria ha bisogno dei suoi giovani, soprattutto ha bisogno delle loro competenze, della loro creatività e del loro coraggio.

I giovani amministratori hanno un compito: fare in modo che la voce delle nuove generazioni sia sempre più presente nelle scelte dell’amministrazione e lavorare affinché alle loro idee corrispondano azioni concrete.

A chi sta pensando di andare via direi: partite, se necessario, ma non considerate la vostra terra un luogo dal quale fuggire per sempre.

E alle istituzioni spetta il compito di fare in modo che tornare, restare o investire qui sia una scelta possibile e conveniente, non un sacrificio.