Lavoratrice sottopagata ottiene 130mila euro dal tribunale, ma dopo pressioni accetta una transazione da 50mila
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Aveva vinto una causa di lavoro che le riconosceva oltre 130mila euro di risarcimento per stipendi troppo bassi. Ma quei soldi non li ha mai incassati. Il supermercato per cui lavorava, secondo gli investigatori, era legato al clan Zagaria e la donna sarebbe stata costretta ad accettare una transazione molto più bassa, circa 50mila euro.
La vicenda emerge dall’ordinanza eseguita dai carabinieri il 30 marzo nei confronti di 23 indagati, ritenuti appartenenti a un gruppo riconducibile al superboss Michele Zagaria. Per 19 persone è stato disposto il carcere, mentre per altre 4 gli arresti domiciliari.
Al centro della storia c’è una lavoratrice che dal 2013 al 2019 aveva lavorato come macellaia nel supermercato Jolly Market di San Marcellino, in provincia di Caserta, percependo uno stipendio di circa 800 euro al mese, una cifra inferiore rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale. Dopo aver fatto causa al datore di lavoro, il Tribunale di Napoli Nord le aveva riconosciuto un risarcimento di 130mila euro per le differenze retributive.
Ma il supermercato, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e riportato nell’ordinanza del gip, sarebbe stato in realtà riconducibile alla famiglia Zagaria, nonostante formalmente intestato ad altre persone. E proprio per evitare il pagamento dell’intera somma si sarebbe attivato Carmine Zagaria, fratello del boss Michele.
Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe prima contattato direttamente e poi tramite intermediari l’avvocato della lavoratrice, proponendo un accordo: se la donna avesse accettato una somma molto più bassa, sarebbero stati riconosciuti soldi anche al legale. L’avvocato avrebbe quindi convinto la cliente ad accettare una transazione di 50mila euro, somma dalla quale sarebbero stati sottratti anche i compensi legali.
Il pagamento sarebbe stato concordato in parte in contanti e in parte con rate mensili. In totale, la donna avrebbe incassato molto meno rispetto a quanto stabilito dal giudice del lavoro, rinunciando di fatto a circa 80mila euro.
Per questa vicenda risultano indagati, tra gli altri, l’avvocato Biagio Sagliocco, ritenuto intermediario nella presunta estorsione, Alfonso Ottimo, che avrebbe condotto la trattativa, e altre persone che avrebbero agito per conto di Carmine Zagaria. Con l’ordinanza eseguita oggi sono stati disposti gli arresti domiciliari per Sagliocco e Pellegrino, mentre per Ottimo, Iavarone e Zagaria è stato disposto il carcere.
L’indagine, secondo gli inquirenti, ricostruirebbe un sistema di intimidazioni e pressioni per evitare il pagamento di somme stabilite dai tribunali, confermando ancora una volta il controllo del clan su alcune attività economiche del territorio.

