Dopo il vertice a Palazzo Chigi, prende forma una bozza che punta a vietare l’accesso ai social ai minori di 15 anni e a rafforzare i controlli parentali sui dispositivi
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Il governo accelera sul fronte social e minori e mette sul tavolo una nuova bozza di disegno di legge che punta a impedire l’accesso ai social network e alle piattaforme di condivisione video ai minori di 15 anni. La misura è stata discussa in un vertice a Palazzo Chigi coordinato dal sottosegretario Alfredo Mantovano, con la partecipazione dei ministri Giuseppe Valditara, Tommaso Foti, Eugenia Roccella, del sottosegretario Alessio Butti, della viceministra Teresa Bellucci e di rappresentanti del Mimit.
La bozza, anticipata dal Corriere della Sera e rilanciata da altre testate, non è ancora definitiva, ma segna con chiarezza la volontà politica dell’esecutivo di intervenire in tempi rapidi. Il punto di partenza è che la soglia dei 15 anni viene ormai considerata dal governo un obiettivo concreto, anche se nel dibattito resta aperta l’ipotesi di una soglia a 14 anni.
L’accelerazione arriva in un clima segnato anche dagli ultimi fatti di cronaca. Le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara collegano direttamente il tema del disagio giovanile ai rischi del web e dei social, richiamando l’esigenza di una protezione più efficace per i minori. «Esiste un disagio che è in larga misura legato al mondo Internet e dei social», ha detto il ministro, aggiungendo che il governo sta studiando una soluzione che non consenta l’aggiramento del divieto.
La bozza di ddl andrebbe oltre i divieti formali già esistenti ma spesso facilmente eludibili. Il cuore della nuova stretta sarebbe la costruzione di un sistema tecnicamente più solido per il controllo dell’accesso alle piattaforme, senza però arrivare, secondo le ricostruzioni giornalistiche, a modelli biometrici considerati troppo invasivi.
Tra i punti più rilevanti ci sarebbe anche l’introduzione obbligatoria di sistemi di controllo parentale sui dispositivi usati dai minori. Le misure ipotizzate comprendono profili dedicati ai minori già in fase di configurazione del telefono o del tablet e pacchetti junior messi a disposizione dagli operatori. La bozza, secondo quanto riportato, attribuirebbe obblighi a produttori, distributori, operatori di comunicazioni elettroniche e famiglie, lasciando ai genitori la facoltà di disattivare i controlli.
I sistemi di parental control dovrebbero garantire almeno alcune funzioni minime: limitazione del dispositivo alle chiamate, uso ristretto della messaggistica verso contatti autorizzati, blocco dei siti con contenuti pericolosi per lo sviluppo psicofisico del minore e memorizzazione dei siti visitati. Per i social network, invece, la bozza prevede che l’iscrizione autonoma diventi possibile solo dal compimento del quindicesimo anno di età, con la possibilità per chi esercita la responsabilità genitoriale di continuare a imporre controlli o limiti.
Sul piano istituzionale, il testo dovrà ora essere sottoposto all’Agcom e alle altre autorità competenti, comprese quelle per i minori e la privacy, prima del via libera finale da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Intanto in Parlamento restano fermi almeno due ddl sul tema, uno dei quali bipartisan, segno che la discussione politica era già aperta ma ora il governo vuole stringere i tempi.

