L’associazione apprezza il blocco dei contratti telefonici nell’energia dal 19 giugno 2026, ma chiede norme strutturali nel Codice del Consumo
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Il Decreto Bollette rappresenta un primo argine contro il telemarketing selvaggio, ma non può bastare se resta confinato al solo settore energetico. È questa la posizione espressa da Adiconsum, che da un lato rivendica il recepimento di alcune delle proposte avanzate negli ultimi mesi, dall’altro avverte che il provvedimento rischia di restare parziale e persino di produrre distorsioni se non verrà esteso a tutti i comparti del mercato.
L’associazione dei consumatori esprime soddisfazione per l’approvazione del decreto, che dal 19 giugno 2026 introdurrà il blocco dei contratti conclusi per telefono nel settore energia. Secondo Adiconsum, si tratta di un passaggio importante, perché accoglie quasi integralmente le richieste sostenute in diverse sedi istituzionali, dalle Commissioni parlamentari competenti fino al confronto con Agcom tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025.
Il primo sì di Adiconsum al Decreto Bollette
Nel giudizio dell’associazione, il decreto recepisce alcuni punti considerati centrali nella battaglia contro le chiamate commerciali aggressive e poco trasparenti. Tra questi figura il divieto di conclusione dei contratti telefonici da parte dei call center, salvo nei casi in cui la chiamata venga avviata o richiesta in modo esplicito dal consumatore.
Altro elemento ritenuto positivo è la limitazione del ruolo dei call center a una funzione informativa per tutti i cittadini, lasciando la possibilità di arrivare alla sottoscrizione soltanto nei confronti di chi abbia già autorizzato questo tipo di contatto. Per Adiconsum, è un passo avanti che prova a restringere l’area delle attivazioni telefoniche opache, spesso denunciate dai consumatori.
Nel pacchetto delle proposte accolte, l’associazione richiama anche l’obbligo di utilizzo di numerazioni identificative con prefisso dedicato e di numeri richiamabili, così da distinguere in modo più netto i call center legali da quelli illegali e rendere più efficace il sistema dei controlli.
La proposta rimasta fuori: certificazione obbligatoria per i call center
Tra i punti non recepiti dal decreto, Adiconsum segnala la mancata introduzione di una certificazione obbligatoria per i call center legali, con requisiti definiti anche con il contributo delle associazioni dei consumatori riconosciute. Per l’associazione, questo passaggio avrebbe consentito di rafforzare ulteriormente il presidio sul mercato e di distinguere in modo più rigoroso gli operatori regolari da quelli che alimentano pratiche scorrette o elusive.
L’assenza di questa misura viene letta come una lacuna che lascia aperto uno spazio problematico proprio in un settore, quello dei contatti commerciali telefonici, dove la trasparenza dell’operatore resta un punto decisivo.
«La norma non basta e resta limitata al solo settore energia»
Ma il cuore della presa di posizione di Adiconsum è nella parte critica della valutazione. L’associazione avverte infatti che il decreto, così com’è, non risolve davvero il problema del telemarketing aggressivo, perché si applica soltanto al settore energetico.
È qui che emerge la prima grande obiezione: una tutela costruita solo su un singolo comparto non sarebbe sufficiente a proteggere in modo reale i consumatori, in particolare quelli più fragili, che continuerebbero a essere esposti a chiamate e offerte telefoniche negli altri settori merceologici.
Per Adiconsum, il telemarketing selvaggio non può essere affrontato con interventi settoriali, ma ha bisogno di una risposta organica, valida in modo uniforme per tutti i servizi e per tutti i mercati.
Il rischio di una distorsione della concorrenza
L’associazione segnala poi un secondo problema, definito particolarmente rilevante: quello della distorsione della concorrenza. Secondo Adiconsum, molte aziende oggi operano come multiutility, offrendo contemporaneamente servizi energetici e di telecomunicazione. In questo contesto, il decreto rischierebbe di creare un trattamento diseguale tra operatori.
Il punto è semplice: le società energetiche potrebbero continuare a contattare i consumatori per proporre e concludere telefonicamente contratti di telecomunicazione, mentre le aziende del settore Tlc non potrebbero fare lo stesso per i servizi energetici. Una differenza che, nella lettura dell’associazione, altera il mercato e produce un vantaggio asimmetrico, potenzialmente lesivo della concorrenza.
Il nodo del consenso e il rischio di nuovi abusi
Un altro fronte critico riguarda la validità del consenso. Adiconsum mette in guardia dal fatto che il decreto consente alle aziende energetiche di concludere contratti telefonici con chi abbia espresso un consenso a ricevere offerte commerciali via telefono, anche se quel consenso è stato raccolto prima dell’entrata in vigore della norma.
Per l’associazione, questo meccanismo rischia di generare contenziosi e nuovi abusi, perché molti vecchi fornitori potranno continuare a chiamare i propri clienti facendo leva su autorizzazioni già raccolte in passato. E poiché, al momento della sottoscrizione di un servizio, il consenso a ricevere nuove offerte viene quasi sempre richiesto, il perimetro della tutela rischia di restringersi sensibilmente.
In altre parole, secondo Adiconsum, il decreto potrebbe bloccare alcuni contratti telefonici ma lasciare aperta una corsia significativa per la prosecuzione delle pratiche commerciali già in essere.
La richiesta: norme strutturali nel Codice del Consumo
Da qui la proposta politica e normativa avanzata dall’associazione: trasformare le regole contenute nel Decreto Bollette in norme strutturali, valide per tutti i settori merceologici e dei servizi, attraverso un aggiornamento puntuale del Codice del Consumo.
Per Adiconsum, solo un intervento organico e trasversale potrà rendere davvero efficace il contrasto al telemarketing selvaggio, evitando zone grigie, trattamenti differenziati tra comparti e margini di elusione legati ai consensi già raccolti.
La richiesta di un tavolo con le associazioni dei consumatori
L’associazione chiede infine l’apertura urgente di un tavolo di confronto con le associazioni dei consumatori riconosciute dalla legge. L’obiettivo è estendere la tutela a tutti i settori e costruire un impianto normativo capace di proteggere davvero i cittadini da pratiche commerciali invasive, insistenti o scorrette.

