ll segretario nazionale del sindacato: «Si deve parlare di mafia calabrese, più che di mafia pakistana». La proposta di Mariaelena Senese (Uil Calabria) contro la fuga dei giovani: «Bisogna ridurre l’Irpef agli under 35»
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Dalla lotta al caporalato alla necessità di alleggerire la pressione fiscale sui giovani lavoratori, passando per l’emergenza occupazionale e la fuga delle nuove generazioni dalla Calabria. Sono stati questi i temi al centro del congresso regionale della Uil Calabria, in corso a Maierato, nel Vibonese, alla presenza del segretario generale Pierpaolo Bombardieri e della segretaria generale Mariaelena Senese.
Bombardieri: «Quella è tratta degli schiavi, non semplice caporalato»
Ad aprire il confronto è stato il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, che ha affrontato il tema dello sfruttamento dei lavoratori agricoli prendendo spunto dalla vicenda di Amendolara, dove quattro braccianti hanno perso la vita in un incendio che gli investigatori collegano a un contesto di sfruttamento lavorativo.
Bombardieri ha utilizzato parole particolarmente dure, invitando a guardare oltre la definizione di caporalato e a interrogarsi sulle responsabilità delle organizzazioni criminali: «Permettetemi di dire che rimane un’emergenza mafia. La mafia pakistana secondo voi viene qui, in Calabria, e gestisce la tratta degli schiavi? Perché di questo si tratta, non è caporalato, quella è tratta degli schiavi».
Secondo il leader sindacale, il fenomeno deve essere affrontato con strumenti più incisivi e con una presenza costante dello Stato nei periodi in cui aumenta la richiesta di manodopera agricola: «C’è un tema di sfruttamento di lavoratori e lavoratrici, spesso migranti, spesso irregolari e c’è un tema che riguarda il caporalato da combattere. Quando maturano i pomodori, le fragole, lo sappiamo tutti, quindi bisogna aumentare i controlli in quei periodi».
Bombardieri ha poi richiamato la necessità di affrontare senza reticenze il ruolo della criminalità organizzata nel controllo di queste attività: «Bisogna avere il coraggio, tutti insieme, di dire che quei fenomeni non sono gestiti dalla mafia pakistana, ma probabilmente dalla mafia calabrese».
Senese: «Meno Irpef per i giovani e più lavoro stabile per fermare l’esodo»
Nel corso del congresso, la segretaria generale della Uil Calabria, Mariaelena Senese, ha invece concentrato il proprio intervento sulle criticità economiche e sociali della regione, avanzando una proposta concreta: ridurre l’Irpef per gli under 35.
«Per noi il tema salariale va di pari passo con quello legato alla pressione fiscale», ha spiegato Senese. «Abbiamo fatto un report puntuale su quella che è l’addizionale Irpef regionale che è dell’1,73%, ma abbiamo delle addizionali comunali che rasentano il massimo in tutti i comuni della regione».
Una misura che, nelle intenzioni del sindacato, potrebbe contribuire a sostenere il reddito dei giovani e a contrastare il fenomeno dell’emigrazione.
Pur riconoscendo alcuni segnali positivi evidenziati dagli indicatori economici, la segretaria della Uil Calabria ha invitato a una lettura più approfondita dei dati: «Dall’ultimo rapporto della Banca d’Italia è emersa sicuramente una vivacità, un dinamismo dell’economia calabrese che giudichiamo positiva, ma quei numeri vanno letti bene».
Il dato che preoccupa maggiormente il sindacato è quello del reddito pro capite, fermo a 16.800 euro, nettamente inferiore alla media nazionale: «Abbiamo sentito parlare di aumento del Pil e di aumento dell’export. C’è un problema: i nostri giovani continuano ad andare via. Vuol dire che in questa regione si investe su settori che non determinano crescita, sviluppo, innovazione».
Nel mirino di Senese anche un modello economico troppo sbilanciato sul turismo stagionale: «Se continuiamo a parlare sempre del turismo, che è un settore caratterizzato dalla stagionalità e dalla precarietà, allora la Calabria non partirà mai e non potremo mai parlare di sviluppo reale e strutturale in questo territorio».
Ampio spazio è stato dedicato anche alla questione dell’occupazione femminile, che continua a registrare livelli tra i più bassi del Paese: «Parliamo di un 37% in Calabria, ben al di sotto del 51% del Nord, ma molto al di sotto di quello che richiede l’Unione europea, ovvero del 62%».
Per la segretaria regionale della Uil è necessario creare le condizioni affinché le donne possano conciliare lavoro e vita familiare: «C’è molto da fare quando si parla di occupazione femminile e sembra strano e anche ridicolo incentivare la natalità se poi non mettiamo le donne nelle condizioni di poter fare figli e di riuscire a conciliare perfettamente la vita con il lavoro».

