Il volume dell’autore apriglianese taglia e cuce il passato e lo trasforma in un abito attraverso il quale interpretare il presente
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C’era Mastro Rocco, un eccellente sarto di paese i cui lavori riscuotevano molto successo tra i suoi committenti. Poi c’era Parmo, il gestore di un circolo il quale, insieme a suo figlio Liborio, suonava tarantelle e litanie.
E poi c’erano la Signora Maria, Ciccio Avecompà e tanti, tantissimi altri personaggi che a un tratto vivono, più o meno consapevolmente, il passaggio da una società tipicamente contadina a quella moderna. Descriverli accuratamente vorrebbe dire scrivere un libro. A questo ha pensato Marcello Gallo, autore di “Anomia del Sarto”.
Il volume è stato presentato ad Aprigliano nel corso di “Libri in Piazza”, l’appuntamento estivo con la cultura promosso e organizzato dall’Amministrazione Comunale. Nel 2025 lo scrittore apriglianese, già insegnante e giornalista, aveva deliziato il pubblico con la raccolta poetica “Babbule”.
Quest’anno torna con un testo in cui i personaggi si sottraggono alla funzione di mero rifugio nella nostalgia di un tempo che fu e utilizzano, invece, la loro voce e il loro modo di fare per raccontare il cambiamento, il progresso e i suoi effetti. Mastro Rocco protesta a modo suo: nella sua bottega lavora senza sosta (forse), ma pure senza fretta. Tempi di consegna dei capi, i suoi, quasi strategicamente adottati a mo’ di vendetta nei confronti di chi, i vestiti “belli e pronti” li andava prendendo nei primi negozi d’abbigliamento sorti in città. «Ah sì? E mo’ attendete! Che volete capirne voi di asole!»
Si può intuire come un tema complesso venga affrontato mediante alcuni elementi che rendono la lettura piacevole ed estremamente divertente. “Anomia del sarto” è un pezzo di avanspettacolo. L’utilizzo dell’italiano forbito si alterna armoniosamente al dialetto che domina l’identità del testo, restituendo il giusto colore ai sentimenti dei personaggi, difficilmente restituibili dalla sola lingua ufficiale.
L’onomatopea domina il racconto, rendendo di fatto “Anomia del Sarto” un testo da ascoltare, oltre che da leggere. Tra i relatori coinvolti nella presentazione, Gaetano Marchese - psicologo e psicoterapeuta- apre il suo intervento con un approfondimento sul significato del titolo del volume. «Esistono varie accezioni di anomia. In questo caso è da prendere in considerazione l’accezione psichiatrica e neurologica. “Anomia” è un concetto estremamente complesso che indica la difficoltà delle persone a pronunciare il nome esatto di una cosa pur conoscendone la funzione».
E Gallo aggiunge: «Il nostro sarto, Mastro Rocco, si trova ad avere a che fare con la sua cultura - quella contadina- che muore, senza riuscire tuttavia a dare nome all'industrialismo, alla nuova cultura modernista che si fa spazio tra i rioni, che diventano cortili; e poi tra quei “buongiorno e buonasera”, sostituiti alla solidarietà che si scorgeva nell’impicciarsi degli affari altrui, portandoseli dentro la propria casa per almeno tre giorni e condividendo una fetta di quel dolore o di quella gioia senza nessun tipo di mediazione o filtro. Ad Aprire la presentazione è stato il primo cittadino di Aprigliano, Alessandro Porco: « Ho apprezzato moltissmo “Anomia del Sarto”. Questo testo parla di Sud. Non già delle sue problematiche, quanto piuttosto dei momenti storici, spettacolari ma non eroici, che si vivono in una comunità come la nostra».
Ogni evento descritto prende spunto, infatti, da dinamiche sociali e momenti d’aggregazione in via d’estinzione. I muretti delle strade pullulavano di gente che per riempire la noia si incontrava, spesso a far niente. Semplicemente a stare insieme. E così si dava vita a un importante patrimonio antropologico, culturale, sociale, che ci consente oggi di ascoltare storie di anti-eroi di cui abbiamo ancora profondo bisogno. Qualcuno le ascolta tramite i racconti di chi le ha vissute. D’ora in poi potremo riflettere ancora e leggerle grazie alla passione e all’impegno di chi ha deciso di imprimere su carta un passato da consegnare all’eternità.

