Il procedimento vede coinvolti l’ex amministratore unico di Ferrovie della Calabria Ernesto Ferraro e Paolo Posteraro, ex manager di Amaco ed ex segretario particolare di Matilde Siracusano. Attesa la decisione del gip: le indagini potrebbero proseguire fino a novembre
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Altro che archiviazione. Non hanno intenzione di fermarsi le indagini sulla presunta corruzione che vede indagati il governatore della Calabria, Roberto Occhiuto, l’ex amministratore unico di Ferrovie della Calabria Ernesto Ferraro e Paolo Posteraro, ex manager di Amaco ed ex segretario particolare di Matilde Siracusano, sottosegretaria e compagna di Occhiuto.
A fine maggio la Procura di Catanzaro ha notificato una richiesta di proroga delle indagini relativa all’inchiesta assurta agli onori della cronaca nella prima metà di giugno scorso.
Al centro dell’inchiesta vi sono affari privati e incarichi pubblici che si intrecciano.
Le indagini della Guardia di finanza di Catanzaro si concentrano sui rapporti di affari tra Occhiuto e Posteraro, in passato soci in cinque diverse società di capitali: Tenuta del Castello società agricola srl (una bella azienda a Montegiordano), Fondazione patrimonio artistico retail srl, Fondazione patrimonio artistico srl, Parametro Holding srl e Ytam srl.
Le indagini non mancano di sottolineare che Posteraro ha avuto nomine da parte di pubblici ufficiali con i quali Occhiuto vanta legami e che avrebbero fruttato all’ex socio oltre 500mila euro.
Dal 2018 al 2024 Posteraro ha avuto diversi incarichi, nel corso degli anni, in Amaco, società di trasporto pubblico del Comune di Cosenza, dove nel 2017 è stato scelto come amministratore unico, in mezzo a 17 candidati, dal sindaco pro tempore Mario Occhiuto, fratello di Roberto. Ha avuto, poi, incarichi nel Consorzio meridionale trasporti Scarl, nel gruppo parlamentare della Camera dei deputati Forza Italia-Berlusconi Presidente, in Ferrovie della Calabria (dove amministratore unico è stato Ernesto Ferraro, già socio di Posteraro in Ytam srl), e infine come segretario particolare della compagna di Occhiuto alla presidenza del Consiglio dei Ministri.
In cambio il governatore della Calabria avrebbe ottenuto dall’ex socio svariati vantaggi nell’ambito dei loro affari privati. Spese minime e grandi liquidazioni.
Lo scorso 23 luglio Roberto Occhiuto è stato sentito in Procura per cinque ore. «Ho chiarito tutto, confido in una celere archiviazione», ha detto ai giornalisti appena uscito dagli uffici giudiziari.
Lo scalpore mediatico di questa vicenda giudiziaria ha portato Occhiuto alla scelta strategica di dimettersi e cercare conferme politiche in una successiva candidatura. L’annuncio delle dimissioni è stato fatto, tramite social, il 31 luglio. Rieletto a ottobre scorso ha proseguito il proprio mandato. Riecheggiano le dichiarazioni di quei giorni: «No, io non ce l’ho con la magistratura. Ce l’ho con questi che utilizzano l’inchiesta giudiziaria come una clava per indebolire o per uccidere politicamente il presidente della Regione: non sarà così». Politicamente non è stato così ma l’inchiesta è ancora in piedi e il sostituto procuratore Domenico Assuma ha chiesto una proroga di indagine per approfondire ulteriori aspetti della presunta corruzione.
Si attende, ora, di sapere se il gip accoglierà la richiesta. Le indagini potrebbero proseguire fino a novembre.



