«Giù le mani dalla città» è lo slogan con cui Cassano all’Ionio prova a reagire agli ultimi fatti di cronaca che hanno colpito il territorio. L’appello è rivolto prima di tutto ai cittadini, e chi lo ha lanciato si dice fiducioso sulla risposta: «È un grido abbastanza importante, vediamo come risponde la città a questo. Noi siamo convinti che la città risponderà nel modo migliore» ha dichiarato Gianpaolo Iacobini, sindaco di Cassano All’Ionio.

Non si tratta di un appuntamento isolato, l’iniziativa apre un calendario di altre mobilitazioni, pensate per coinvolgere anche chi in questi giorni ha scelto di restare in disparte: «Questo è solo il primo passo di una serie di iniziative che inevitabilmente devono scuotere le coscienze – afferma il primo cittadino –  anche di chi magari oggi è un po’ dubbioso, di chi ha paura, di chi si rifugia nella rassegnazione e nel silenzio. E siamo qui per dire che non è l’ora né della rassegnazione né del silenzio». 

A rompere quel silenzio, nelle intenzioni dell’amministrazione, devono essere per primi gli amministratori. Il messaggio è indirizzato alla comunità cassanese prima ancora che all’opinione pubblica regionale e nazionale: «Abbiamo il dovere di testimoniarlo, quali rappresentanti delle istituzioni – continua Iacobini – e faremo un po’ di rumore perché questo sia chiaro innanzitutto a noi stessi, ancora prima che a chi è più lontano rispetto a questi luoghi».

Intanto la vicenda è già sul tavolo del prefetto di Cosenza, sentito nelle ore immediatamente successive agli ultimi episodi. Proprio oggi è arrivata la comunicazione che giovedì sarà convocato a Cosenza il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, che discuterà del caso Cassano: «Sarà una prima risposta per fare il punto della situazione – conferma il sindaco - e sicuramente anche per vedere in che modo si intenderà reagire nell’immediato».

La riunione di giovedì servirà a stabilire le prime misure, ma secondo Gianpaolo Iacobini la partita più importante si giocherà altrove. Prima nelle aule giudiziarie, dove andranno chiariti i fatti, poi nei paesi di un territorio esteso come quello della Sibaritide: «Fermo restando che una sfida più importante dovrà essere vinta prima in sede giudiziaria, dove sarà necessario fare verità e luce su quanto accaduto, ma ancor più all’interno delle comunità di questo territorio così ampio e così sfortunato, perché può contare accanto a tante bellezze anche problemi di questo tipo».

Tra quei problemi c’è la criminalità organizzata, chiamata esplicitamente per nome. Nella stessa dichiarazione, però, viene ricordato che la Calabria non si riduce a questo e che accanto alla ‘ndrangheta esistono le persone e le risorse naturali del territorio: «Non nascondiamo la criminalità organizzata da queste parti – conclude -, esiste, si chiama ‘ndrangheta ed è uno dei volti di questa terra. Per il resto bisogna ricordare quanto invece siano importanti le risorse umane e naturali di cui questo territorio dispone e che costituiscono l’altra faccia, più luminosa, della medaglia».