I militari del Comando provinciale di Catanzaro, unitamente al Servizio Centrale Investigazione Criminalità organizzata (Scico) della Guardia di Finanza, stanno dando esecuzione all’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e al sequestro preventivo, emessi dal Gip del Tribunale di Catanzaro. Le indagini avrebbero svelato come il sodalizio abbia, tramite imprese fittiziamente intestate a prestanome, favorito esponenti di 'ndrangheta di Melicucco e della 'ndrina La Rosa di Tropea in seno a procedure esecutive nonché commesso turbative di aste immobiliari e frodi nel settore della Pac.

Gli indagati

Il provvedimento riguarda cinque soggetti, indagati – sotto il coordinamento della Procura Distrettuale della Repubblica di Catanzaro – a vario titolo per aver organizzato, promosso e diretto un’associazione per delinquere finalizzata a: turbata libertà degli incanti; trasferimento fraudolento di valori; riciclaggio; autoriciclaggio; reimpiego di denaro di provenienza illecita; truffe aggravate in materia di Politica Agricola Comune (Pac), finalizzate all’ottenimento di contributi pubblici a fondo perduto. Sono inoltre in corso numerose perquisizioni locali.

Le indagini

Gli articolati e complessi approfondimenti investigativi, eseguiti dagli specialisti del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria/Gico di Catanzaro e dello Scico della Guardia di Finanza, hanno consentito di ricostruire l’attività del sodalizio criminale. Secondo gli investigatori, il gruppo, oltre a operare per realizzare profitti propri attraverso numerose società di persone e di capitali operanti principalmente nei settori immobiliare e agricolo, intestate fittiziamente a coniugi, compagne, persone di fiducia e prestanome, si sarebbe attivato anche nell’ambito di procedure esecutive e fallimentari per favorire soggetti di notevole spessore criminale.

L’attività investigativa ha inoltre fatto emergere l’esistenza di numerose società, direttamente o indirettamente riconducibili ai promotori del sodalizio, ritenute dedite alla commissione di una serie indeterminata di delitti di turbata libertà degli incanti nel settore immobiliare e delle aste.

Parallelamente, sarebbero stati individuati diversi soggetti formalmente qualificati come imprenditori agricoli, ma ritenuti intestatari fittizi di aziende e società agricole utilizzate per partecipare sistematicamente a bandi pubblici nel settore dell’agricoltura al fine di ottenere contributi pubblici a fondo perduto.

Le misure cautelari

Con l’ordinanza, il Gip del Tribunale di Catanzaro ha disposto: custodia cautelare in carcere per due persone originarie delle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, ovvero Carmelo Costa e Alessandro La rosa nei cui confronti è stata riconosciuta anche l’aggravante del metodo mafioso; arresti domiciliari per tre soggetti del Catanzarese, tra cui gli imprenditori Danilo Abramo e Roberto Mercurio e l’avvocato Gennaro Pierino Mellea.

I sequestri

Il provvedimento dispone inoltre:

il sequestro preventivo, finalizzato anche alla confisca per equivalente, di somme di denaro per un valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro, nelle province di Catanzaro, Reggio Calabria, Crotone e Arezzo;

il sequestro preventivo di 15 persone giuridiche, operanti nel settore agricolo nella provincia di Catanzaro, per un valore stimato di circa 1,6 milioni di euro;

il sequestro preventivo di 398 immobili tra fabbricati e terreni, situati nelle province di Catanzaro, Reggio Calabria e Pisa, per un valore stimato di circa 32,6 milioni di euro.