Fare scorta di cibo, acqua e alimenti a lunga conservazione sufficienti per affrontare alcuni giorni senza elettricità o acqua corrente. Non è la premessa di un film post-apocalittico, ma l’indicazione arrivata dalla ministra britannica dell’Ambiente Angela Eagle, che ha invitato la popolazione a prepararsi a possibili emergenze legate all’arrivo di un El Niño eccezionalmente intenso.

Intervistata dal Guardian, Eagle ha spiegato che il Regno Unito dovrà diventare «più resiliente» di fronte a condizioni meteorologiche sempre più estreme. Il governo sta infatti preparando una campagna nazionale per incoraggiare le famiglie a tenere in casa una piccola riserva di viveri e beni essenziali, in modo da poter affrontare eventuali interruzioni dei servizi fino all’arrivo dei soccorsi.

La ministra ha messo in relazione l’allerta con il rapido rafforzamento di El Niño, il fenomeno climatico naturale che nasce nel Pacifico equatoriale quando l’indebolimento dei venti consente alle acque superficiali più calde di spostarsi verso est. Il calore accumulato nell’oceano viene quindi trasferito all’atmosfera, modificando precipitazioni e temperature su scala planetaria.

Nel Regno Unito gli effetti potrebbero tradursi soprattutto in inverni più piovosi, tempeste più intense e un aumento del rischio di alluvioni, mentre in altre parti del mondo le conseguenze potrebbero essere assai più severe, con siccità, incendi, piogge torrenziali e ripercussioni sulla produzione agricola.

«Stiamo probabilmente per affrontare il più grande El Niño mai visto», ha affermato Eagle, sottolineando che tenere una quantità minima di viveri in casa può fare la differenza nelle ore o nei giorni necessari ai servizi di emergenza per raggiungere le persone colpite.

L’allarme arriva mentre il fenomeno sta mostrando valori eccezionali. Secondo le ricostruzioni diffuse in questi giorni, le temperature della superficie marina nella regione centrale del Pacifico interessata da El Niño hanno raggiunto anomalie di circa 2,6 gradi sopra la media, con la possibilità di un ulteriore rafforzamento nei prossimi mesi. Le previsioni parlano di un evento potenzialmente tra i più intensi dell’epoca delle osservazioni strumentali.

È proprio su un punto, però, che conviene essere precisi: la formula secondo cui sarebbe «il più grande El Niño degli ultimi mille anni» viene utilizzata nelle cronache e nelle previsioni citate in questi giorni, ma si tratta di una stima ricostruttiva, non di un confronto basato su mille anni di misurazioni dirette. Le serie osservative moderne sono molto più recenti.

A rendere il quadro più preoccupante è la sovrapposizione tra il ciclo naturale di El Niño e il riscaldamento globale di origine antropica. Il segretario generale dell’Onu António Guterres ha parlato di un fenomeno che si sta «ingigantendo davanti ai nostri occhi», mentre gli organismi internazionali avvertono che gli effetti possono propagarsi dall’agricoltura ai prezzi alimentari, dalla disponibilità d’acqua alle rotte commerciali.

In alcune regioni i segnali sono già visibili: in Indonesia il rischio di incendi è aumentato, mentre in altre aree dell’Asia l’alterazione dei regimi delle piogge sta creando condizioni di forte instabilità. Il timore è che, se l’evento raggiungerà l’intensità prevista, le conseguenze possano protrarsi anche nel 2027.

L’invito britannico a riempire la dispensa, dunque, non equivale a un annuncio di catastrofe imminente. È piuttosto il segnale di un cambio di approccio: preparare le famiglie all’eventualità che eventi meteorologici estremi possano interrompere temporaneamente servizi che normalmente si danno per scontati.

Una piccola riserva di acqua e scatolame, insomma, come nuova normalità in un clima che normale lo è sempre meno.