Il documento, firmato il 17 ottobre dagli agricoltori riuniti nel presidio di Cerchiara e Francavilla, chiede tra l’altro che il costo di produzione sia garantito per legge e che i fondi spesi per le armi all’Ucraina vadano alle aziende agricole
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Il presidio permanente allestito dagli agricoltori al bivio di contrada Scorciasanti, tra Francavilla Marittima e Cerchiara di Calabria, ha scritto alle istituzioni. Il documento porta la data del 17 ottobre ed è firmato da chi guida il presidio. È stato inviato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, al governatore Roberto Occhiuto, all’assessore regionale Gianluca Gallo, alla presidente della sesta commissione Elisabetta Santoianni e ai capigruppo del Consiglio regionale.
Prima ancora delle richieste, i firmatari scrivono di essere stati lasciati soli. Dicono di non sentirsi rappresentati “a nessun livello” e accusano chi avrebbe dovuto venire nei presidi di fare “finta di nulla”. Se la prendono anche con l’informazione nazionale, che secondo loro quasi ignora le proteste in corso in tutta la Calabria. Al governo chiedono di intervenire anche con decreti legge, perché ritengono che ci siano i presupposti di necessità e urgenza. Le richieste sono cinque e la prima riguarda il costo di produzione, che gli agricoltori vogliono riconosciuto per legge. Nel testo si parla di intermediari che entrano in azienda con offerte molto più basse di quanto costi produrre, approfittando del fatto che la merce è deperibile e che il produttore ha bisogno di vendere. Ne nascono contratti squilibrati e spesso nemmeno pagati. Sotto accusa finiscono anche le Organizzazioni di produttori, che secondo i firmatari incassano fondi comunitari senza girarli agli agricoltori, reintroducendo così “il feudalesimo in agricoltura”.
Il secondo punto è politico. Il presidio chiede lo stop all’invio di armi all’Ucraina, decisione presa dal governo Draghi e confermata da quello Meloni, e vuole che quelle risorse vadano alle imprese agricole e ittiche vicine al fallimento. Nella stessa richiesta compaiono la detassazione totale della manodopera agricola e l’IVA azzerata su tutti i prodotti agricoli, liquirizia compresa. Poi c’è il gasolio, da cui la protesta è partita. Il rincaro del carburante agricolo pesa direttamente sui costi e molte aziende vendono ormai senza coprire le spese.
«Chi lavora la terra non può essere lasciato solo», si legge nel documento, che chiede a Regione e governo interventi rapidi per contenere i costi. Gli ultimi due punti guardano a Bruxelles e a Roma. Alla premier Giorgia Meloni il presidio chiede di opporsi in Europa al rinnovo degli accordi bilaterali con i Paesi extra Ue, a cominciare dal Mercosur, perché secondo i firmatari aprono il mercato a prodotti coltivati con regole meno severe. Gli esempi citati sono il grano canadese e l’olio tunisino. Al governo italiano chiedono invece di modificare il decreto legislativo 108 del 2021 sulle pratiche commerciali sleali, eliminando le deroghe che la direttiva europea 633 del 2019 non prevedeva.
In chiusura c’è un invito diretto all’assessore Gallo, perché venga al presidio ad ascoltare gli agricoltori di persona. Le associazioni di categoria, scrivono, li hanno ormai “completamente abbandonati”.



