Il direttore generale della Protezione civile regionale annuncia al nostro network: «Siamo già nella fase dell’istruttoria». E loda l’impegno profuso durante l’emergenza: «Non è un caso che non si siano registrati morti e feriti»
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Le onde superano i dieci metri di altezza. I venti soffiano a cento chilometri orari. Le piogge torrenziali infracidiscono decenni di statistiche. Il ciclone Harry ruota sulla Calabria: prima la tramortisce, poi la sbatte a terra. Sono trascorsi due mesi esatti, e il direttore generale della Protezione civile calabrese Domenico Costarella (dati alla mano) nutre una speranza: «Eventi climatici straordinari come questo hanno un tempo di ritorno pari a cento anni, significa che potremmo non rivederli più».
La speranza è l’ultima a morire: nel frattempo, irrompe la (mesta) contabilità dei danni: Comuni, imprese e cittadini per rialzarsi hanno bisogno che qualcuno tenda loro una mano: l’ordinanza numero 1180 del 30 gennaio 2026 riconosce lo stato di emergenza, autorizza la ricognizione dei danni e individua le misure di sostegno: 5mila euro per i privati, 20mila per le imprese. Nessun tetto (invece) è previsto per i Comuni, che agiscono a tutela della pubblica incolumità.
Il direttore generale della Protezione civile calabrese Domenico Costarella non si parla addosso: «A sessanta giorni dall’evento, siamo già nella fase dell’istruttoria. In media, servono dai sei ai sette mesi di tempo. Fino al 4 marzo – sulla piattaforma digitale dedicata - abbiamo raccolto le segnalazioni di enti pubblici, privati e imprese; il 9 marzo, le abbiamo trasmesse al Dipartimento nazionale della Protezione civile, che provvederà all’erogazione dei rimborsi». L’attesa potrebbe essere più breve del previsto: «Stiamo lavorando a tamburo battente».
Il ciclone Harry sembra avere spazzato via una certa (odiosa) burocrazia. Il direttore generale della Protezione civile regionale conferma: «Spesso alziamo il telefono e parliamo direttamente con i privati. Capita quando è necessario integrare la documentazione presentata, e avere chiarimenti su qualche aspetto particolare. Insomma, non comunichiamo soltanto attraverso note formali».
Divise, carne e ossa: durante tutte le fasi dell’emergenza i cittadini hanno sperimentato di persona la vicinanza della Protezione civile. Il direttore regionale Domenico Costarella lo rivendica senza tema di smentita: «Il nostro presidio - che per tre settimane di fila ha operato presso i Laghi di Sibari - è appena stato smobilitato». Ma tempo pochi giorni, e dalla fascia jonica cosentina s’è levata (forte) un’altra richiesta di aiuto, perché il torrente Trionto a Crosia e l’Acquaniti a Pietrapaola in tumulto hanno causato una nuova emergenza: «Mi sono recato personalmente in questi comuni per offrire supporto tecnico a sindaci e volontari».
Virale il video amatoriale girato da un balcone, che immortala una porzione di montagna sciogliersi come un gelato in un giorno d’estate. Poco lontano, auto sorprese dalla furia dell’acqua galleggiavano come anatre in uno stagno.
Non è un caso che lo spettacolo social - anche questa volta - non si sia trasformato in dramma collettivo: «Non piangiamo morti e feriti perché come Protezione civile regionale abbiamo utilizzato modelli di previsioni meteo estesi fino a quattro giorni, e portato avanti una martellante campagna di comunicazione. I sindaci poi sono stati bravissimi nell’interdire al traffico lungomari e sottopassi. Il sistema di Protezione civile - di cui fanno parte Comuni, Regione, Arpacal, Calabria Verde, Consorzi di Bonifica e volontari - ha retto bene all’onda d’urto. Il livello di guardia, tuttavia, continua a rimanere alto, perché i terreni sono saturi di acqua, e potrebbero verificarsi nuovi movimenti franosi».
Passata la tempesta e calmatesi le acque, emerge chiara una certezza, che il direttore generale della Protezione civile regionale Domenico Costarella sintetizza così: «Il ciclone Harry ci ha ricordato come, di fronte ad eventi climatici eccezionali, sia indispensabile arrivare non un centimetro, ma un metro prima. Una lezione che non dobbiamo dimenticare».

