La capogruppo del M5S annuncia una mozione per risanare le condotte e chiede ai Comuni atti condivisi e cronoprogrammi certi
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Elisa Scutellà del M5S
Una mappatura delle reti, un programma pluriennale di interventi e piena trasparenza sulle risorse disponibili. Sono i punti centrali di “Calabria Acqua 2030”, il piano straordinario annunciato dalla capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, Elisa Scutellà, per affrontare le criticità del sistema idrico regionale.
L’esponente pentastellata annuncia la presentazione di una mozione e sostiene che potrebbero essere attivati 147 milioni di euro destinati alla resilienza idrica. Nella nota diffusa, tuttavia, non vengono precisati i singoli programmi finanziari che compongono questa cifra né lo stato amministrativo delle risorse richiamate.
Scutellà: «Le reti non sembrano migliorare»
La proposta nasce dai disagi che, secondo Scutellà, continuano a interessare numerosi territori calabresi: interruzioni nell’erogazione, riduzioni della pressione, razionamenti e dispersioni dovute alle condizioni delle infrastrutture.
«I cittadini e i Comuni sostengono costi sempre più elevati, ma le condizioni delle reti non sembrano migliorare», dichiara la capogruppo del M5S.
Scutellà chiede quindi di approfondire le responsabilità e le rispettive competenze di Arrical e Sorical, sollecitando la pubblicazione di informazioni dettagliate sull’impiego delle risorse e sullo stato degli investimenti.
Arrical ha affidato a Sorical la gestione del servizio idrico integrato nell’ambito unico regionale con le deliberazioni adottate nel 2022. Il servizio comprende captazione, distribuzione dell’acqua, raccolta e depurazione dei reflui, come riportato nella ricostruzione istituzionale di Sorical.
«È necessario aprire una riflessione seria sul ruolo di Arrical e di Sorical, ciascuna per le rispettive competenze, affinché sia garantita piena trasparenza sull’utilizzo delle risorse e sugli investimenti destinati al miglioramento delle infrastrutture idriche», afferma Scutellà.
Il piano Calabria Acqua 2030
La mozione annunciata punta all’adozione di un piano regionale straordinario articolato su più livelli. Il primo passaggio proposto è una ricognizione completa delle reti e delle infrastrutture, necessaria per individuare le condotte maggiormente deteriorate e stabilire le priorità territoriali.
Il secondo obiettivo riguarda la trasparenza: risorse disponibili, opere finanziate, soggetti attuatori, stato delle procedure e avanzamento dei cantieri dovrebbero essere raccolti in un quadro accessibile e costantemente aggiornato.
Il piano dovrebbe infine definire un programma pluriennale finanziato attraverso fondi europei, nazionali e regionali, con date certe per l’avvio e la conclusione degli interventi.
«Non possiamo continuare a chiedere sacrifici ai cittadini senza affrontare il vero problema: una rete idrica che in molti territori è ormai un colabrodo», prosegue la rappresentante del Movimento 5 Stelle.
Nel maggio 2026 la Regione ha illustrato la propria strategia per il settore, ricordando gli interventi avviati nei territori interessati dallo stato di emergenza nazionale dichiarato nel settembre 2024: la città metropolitana di Reggio Calabria, la provincia di Crotone e 24 comuni del Cosentino. Tra le misure indicate figurano pozzi, captazioni alternative e interventi destinati a proseguire oltre settembre 2026, secondo quanto riferito dalla Regione Calabria.
La mozione di Scutellà chiede però un’azione strutturale estesa all’intero sistema delle reti, accompagnata da una rendicontazione puntuale degli investimenti.
L’appello ai Consigli comunali
La capogruppo del M5S invita le amministrazioni locali ad approvare nei rispettivi Consigli comunali atti d’indirizzo condivisi. L’obiettivo è costruire una pressione istituzionale coordinata nei confronti della Regione, dell’autorità d’ambito e del gestore.
«Dobbiamo denunciare insieme lo stato critico delle nostre condotte, quantificare con precisione i costi sostenuti dagli enti e dai cittadini e pretendere cronoprogrammi certi per l’avvio e la conclusione delle opere», sostiene Scutellà.
I Comuni sarebbero quindi chiamati a documentare disservizi, spese sostenute, interventi urgenti e condizioni delle infrastrutture locali. Questi dati dovrebbero contribuire alla definizione delle priorità del piano.
«Solo così la Regione, Arrical e il gestore del servizio non potranno ignorare la voce dei territori», conclude la capogruppo pentastellata.

