«Meloni vada a casa». E ancora: «Pacifisti, non antimilitaristi». A Cerisano Giuseppe Conte ritrova il suo pubblico e, soprattutto, torna a parlare da leader di un possibile governo alternativo.

È arrivato in Calabria nel giorno in cui Giorgia Meloni celebrava in Puglia la longevità del suo esecutivo. E Giuseppe Conte ha scelto proprio questa coincidenza per alzare il livello dello scontro. A Cerisano, davanti a una platea numerosa che ha seguito i lavori per l’intera giornata nonostante il caldo, l’ex presidente del Consiglio ha trasformato il confronto sull’Europa e sul Mezzogiorno in una vera e propria prova generale della sfida politica che attende il centrosinistra.

L’iniziativa, promossa dall’europarlamentare Pasquale Tridico, ha portato a Palazzo Sersale economisti, parlamentari europei e protagonisti del campo progressista: da Nicola Fratoianni a Sandro Ruotolo, da Domenico Lucano a Leoluca Orlando, insieme a diversi eurodeputati. Un parterre che ha dato alla giornata un significato politico che è andato ben oltre il confronto sui singoli temi.

Ma era Conte l’uomo più atteso. Ed è stato lui a imprimere alla giornata il segno più chiaramente politico.

«Non c’è nulla da festeggiare»

Il bersaglio principale è stato il governo Meloni. Il leader del Movimento 5 Stelle ha contestato il bilancio dell’esecutivo, sostenendo che la sua durata non possa essere utilizzata come misura della qualità dell’azione di governo.

Il passaggio più duro è arrivato sul contrasto tra le celebrazioni della premier in Puglia e la situazione occupazionale dei lavoratori dell’indotto ex Ilva. Proprio nelle stesse ore, 28 aziende avevano comunicato ai sindacati l’avvio di procedure collettive che coinvolgono circa 2.500 lavoratori.

Per Conte è l'immagine di un Paese che avrebbe ben poco da festeggiare: da una parte la rivendicazione della stabilità dell’esecutivo, dall’altra famiglie, lavoratori e imprese alle prese con perdita del potere d’acquisto, precarietà e difficoltà economiche.

Il giudizio è senza appello: secondo Conte, Meloni ha fallito gli obiettivi promessi e dovrebbe «andare subito a casa».

Prima il programma poi il leader

Ma è quando il discorso si sposta dall’opposizione all’alternativa che la tappa di Cerisano assume un significato più strategico.

Conte evita di alimentare lo scontro interno al centrosinistra e tiene basso il livello della competizione sulla leadership, senza aprire un fronte diretto con Elly Schlein. La linea indicata è precisa: prima il programma, poi il candidato premier.

Anche la formula «campo largo» non lo convince. È una definizione quantitativa, sostiene. Conte preferisce parlare di campo progressista, perché il problema non è semplicemente sommare partiti e sigle, ma costruire un progetto «coerente, solido» e realmente alternativo alla maggioranza.

Il Movimento 5 Stelle lavorerà al proprio programma già in autunno, per poi confrontarsi con le altre forze dell’opposizione e provare a costruire una piattaforma comune. E se le elezioni politiche dovessero arrivare in primavera, assicura Conte, il Movimento sarà pronto.

È una postura che racconta una strategia precisa: meno energia spesa nel conflitto interno all’opposizione, più attenzione alla costruzione dell’alternativa. E, almeno per ora, nessuna intenzione di lasciarsi trascinare nella partita delle primarie e dei nomi.

A Cerisano Conte marca poi una delle distanze più nette dal governo: quella sulla politica estera e sulla crescita della spesa militare.

La formula scelta è netta: «Pacifisti, non antimilitaristi».

Difendere la pace, nel ragionamento dell’ex premier, non significa ignorare il problema della sicurezza né negare la necessità di una difesa. Significa però chiedere all’Europa di costruire una politica comune e autonoma, capace di affiancare alla sicurezza una più forte iniziativa diplomatica.

Il rischio, secondo Conte, è che l’aumento della spesa militare sottragga risorse alle politiche sociali, alle famiglie, ai giovani e alla crescita. Ed è proprio su questo terreno che la posizione del Movimento incontra quella di altre componenti progressiste presenti a Cerisano, offrendo uno dei possibili punti di convergenza per la costruzione di una piattaforma comune.

Il tono cambia ancora quando il discorso arriva a Roberto Vannacci.

Conte attacca duramente l’ex generale, accusandolo di alimentare atteggiamenti razzisti e di riportare nel dibattito pubblico parole e categorie che evocano una delle stagioni più buie della storia europea. Il richiamo agli anni Trenta, all'affermazione dei fascismi e del nazismo, diventa un avvertimento contro quella che Conte considera una possibile regressione culturale prima ancora che politica.

Su questo terreno non cerca mediazioni: il confine con la destra radicale viene tracciato in maniera netta.

Cerisano, però, non è stata soltanto una tappa della politica nazionale.

Conte ha parlato anche dei prossimi appuntamenti elettorali calabresi, a partire dalle suppletive di Reggio Calabria del 27 e 28 settembre. Evita però di trasformarle in un test nazionale: le definisce «un fatto specifico e limitato a Reggio», pur osservando che il voto potrà offrire indicazioni soprattutto sullo stato di salute del centrodestra.

La Calabria diventa così qualcosa di diverso da una semplice periferia della contesa nazionale. La presenza, nello stesso luogo, di esponenti del Movimento 5 Stelle, della sinistra e del mondo progressista restituisce l'immagine di un laboratorio nel quale verificare concretamente la possibilità di costruire un'alternativa.

Alla fine, più ancora delle singole dichiarazioni, resta l’immagine politica della giornata.

A Cerisano Conte appare sicuro, padrone della scena, circondato da un mondo politico che può diventare parte della futura coalizione. Non cerca lo scontro con gli alleati potenziali. Sposta invece il fuoco sulla maggioranza e sulla presidente del Consiglio.

Ed è probabilmente questo il dato politico più interessante della giornata.

La partita per il dopo-Meloni è già cominciata, ma Conte non vuole giocarla, almeno ufficialmente, sul nome di chi guiderà la coalizione. Prima vengono i contenuti: pace, lavoro, redistribuzione della ricchezza, Mezzogiorno, politiche sociali e un’idea diversa dell’Europa. Poi verrà il problema della leadership.

Da Cerisano, dunque, parte una sfida che guarda ben oltre la Calabria: costruire entro l’autunno un programma capace di tenere insieme il campo progressista e arrivare preparati all'appuntamento con le urne, quando arriverà.

In questo senso Palazzo Sersale è stato qualcosa di più di un luogo di confronto. È stato uno dei primi palcoscenici sui quali Giuseppe Conte ha iniziato a mettere in scena la sua nuova partita nazionale: non ancora quella per la leadership del centrosinistra, ma certamente quella per tornare a essere uno dei protagonisti decisivi dell’alternativa a Giorgia Meloni.