L’edizione 2026 inaugura il nuovo format itinerante della Scuola. Il tema sarà “Stili, generi e linguaggi in Pasolini”. L’8 settembre lezioni aperte al pubblico e, in serata, la proiezione di “Uccellacci e uccellini” al Castello Ducale
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Dal 7 al 10 settembre Corigliano-Rossano ospiterà la nona edizione della Scuola Pasolini, la Summer School promossa dalla Società Internazionale Pier Paolo Pasolini e sostenuta dal Comune. Per quattro giorni la città diventerà punto d’incontro per circa 35 dottorandi, giovani ricercatori e studiosi provenienti da diverse università italiane ed europee.
L’edizione 2026 segna anche una svolta nell’organizzazione della Scuola, che da quest’anno assume una formula itinerante, cambiando sede a ogni edizione. L’obiettivo è costruire nel tempo una rete internazionale e intergenerazionale dedicata allo studio dell’opera pasoliniana, mettendo in relazione territori, istituzioni e comunità scientifiche differenti.
Tema scelto per questa nona edizione è “Stili, generi e linguaggi in Pasolini”, con un programma che attraverserà letteratura, cinema, documentario, teatro e pittura, nel tentativo di restituire la complessità di un autore che ha continuamente attraversato e contaminato linguaggi diversi.
La Scuola sarà diretta da Paolo Desogus, Lisa Gasparotto e Gian Luca Picconi e vedrà la partecipazione di studiosi provenienti da importanti università italiane e straniere. Tra gli ospiti figurano Sergia Adamo dell’Università di Trieste, Marco Gatto dell’Università della Calabria, Davide Luglio della Sorbonne Université e Tomaso Subini dell’Università di Milano.
Accanto alle lezioni dei docenti saranno organizzati laboratori rivolti ai giovani dottorandi e dottori di ricerca, con l’obiettivo di favorire il confronto tra metodologie, percorsi scientifici ed esperienze accademiche differenti.
Palazzo De Russis cuore della Summer School
Il nucleo principale delle attività si svolgerà a Palazzo De Russis, nel centro storico di Rossano, che per quattro giorni ospiterà lezioni, laboratori e momenti di confronto.
Una parte significativa del programma sarà però aperta anche alla città. Il momento centrale è previsto per martedì 8 settembre, quando le attività si sposteranno al Castello Ducale di Corigliano.
A partire dalle 15.30, nella Sala degli Specchi, sono in programma due lezioni aperte al pubblico. Davide Luglio, della Sorbonne Université, interverrà con una relazione dal titolo “La controviolenza delle forme. Generi e riapertura del sensibile nell’ultimo Pasolini”. A seguire, Marco Gatto, dell’Università della Calabria, terrà l’incontro “Metrica e ideologia nelle Ceneri di Gramsci”.
Al Castello Ducale “Uccellacci e uccellini”
La giornata dell’8 settembre proseguirà alle 20.30, nel piazzale del Castello Ducale, con la proiezione di Uccellacci e uccellini, film diretto da Pier Paolo Pasolini nel 1966 e interpretato da Totò e Ninetto Davoli.
Dopo i saluti del sindaco Flavio Stasi e una breve introduzione, il pubblico assisterà al film e al successivo dibattito con Paolo Desogus, della Sorbonne Université, e Marco Gatto, dell’Università della Calabria. A presentare la serata sarà Erminia Madeo.
La proiezione diventa così uno dei momenti nei quali la dimensione accademica della Summer School si apre maggiormente alla città, trasformando il lavoro di studio in occasione pubblica di confronto sull’opera e sull’eredità culturale di Pasolini.
Una nuova tappa per la comunità pasoliniana
La nona edizione rappresenterà anche un’occasione di ingresso, per gli studenti ammessi, nella comunità della Società Internazionale Pier Paolo Pasolini, nata con l’obiettivo di promuovere uno studio filologico, critico e scientifico dell’autore attraverso la Scuola e altre iniziative di carattere nazionale e internazionale.
Per Corigliano-Rossano l’arrivo della Summer School significa ospitare per quattro giorni un’esperienza di formazione universitaria e di ricerca che mette in relazione il patrimonio storico locale con una rete di studiosi impegnata a rileggere uno degli autori centrali del Novecento italiano.
Un Pasolini affrontato non per frammenti o formule semplificate, ma nella pluralità dei suoi linguaggi e delle sue contraddizioni: poeta, scrittore, regista, polemista e intellettuale ancora capace, a cinquant’anni dalla morte, di porre domande al presente.

