L’hanno ribattezzata la legge “sparatutto”, la norma che punta a sostituire la legge n. 157 del 1992, finora incentrata sulla tutela della fauna selvatica. La nuova normativa - ddl 1552 - introduce, accanto alla tutela, il principio della “gestione” della fauna selvatica e non si tratta solo di una questione semantica perché il concetto di gestione apre la strada ad un calendario venatorio più ampio nei tempi, nei luoghi e nel tipo di specie. La misura viene giustificata con il proliferare di alcune specie considerate problematiche, in grado di mettere a rischio le produzioni agricole, la sicurezza stradale e gli equilibri ecosistemici.

Contro questa norma sono insorte non solo le opposizioni (in Senato hanno presentato 900 emendamenti), ma anche quasi tutte le associazioni ambientaliste e amiche degli animali. In Senato, però, la norma è passata lo stesso con ampia maggioranza.

A spiccare, però, è stato il voto contrario di Mario Occhiuto che non si è adeguato alle indicazioni del suo partito al contrario dei colleghi calabresi Rapani e Orsomarso (FdI) che hanno votato con la maggioranza.

Tutta colpa, o merito, di Barrett, un dolcissimo piccolo levriero italiano che ormai è compagno fisso dell’architetto. Lui che non aveva mai avuto un cane prima, con Barrett ha capito l’amore senza pretese e incondizionato che possono darti gli animali domestici. Ma quella di Occhiuto - come ci spiega lui stesso - non è stata solo una scelta di cuore, ispirata dal suo piccolo e inseparabile amico.

«Ci tengo a dire che è una decisione maturata proprio in Aula. Ho ascoltato con molta attenzione gli interventi dei colleghi in questi giorni - d’altra parte il Parlamento serve a questo, a far nascere dubbi e a spingere a una riflessione profonda - e alla fine ho ritenuto di fare una scelta strettamente personale e di merito - ci spiega l’ex sindaco di Cosenza - Su temi così complessi, che toccano la tutela del territorio, il nostro partito ha una solida tradizione di libertà che lascia a ciascuno la possibilità di votare secondo scienza e coscienza. Voglio dare atto ai colleghi, specialmente a chi ha lavorato in commissione, di essersi fatti carico di un problema reale e pressante: la tutela delle attività agricole e i gravi danni causati dalla fauna selvatica. È una necessità sacrosanta che richiede risposte efficaci. Però credo che il testo finale abbia un po' smarrito il punto di equilibrio ideale. Da architetto e urbanista sono abituato a guardare al territorio come a un ecosistema complesso, dove ogni elemento è interconnesso e le decisioni hanno sempre un impatto a catena. Sotto questo profilo, mi lasciano perplesso le scelte che riducono il peso delle valutazioni scientifiche centrali (come quelle dell'ISPRA). Il rischio è quello di esporci a complessi e inutili contenziosi con il quadro normativo europeo sulla biodiversità. Su materie così delicate, un approccio più prudente e una regia scientifica solida rimangono la strada più sicura. È una scelta che ho preso in totale serenità, nel pieno rispetto del lavoro della maggioranza ma fedele a una visione rigorosa del territorio. Dopotutto, per citare Cicerone, "coscientia mihi pluris est quam sermo hominum": la mia coscienza vale molto più di ciò che pensano gli uomini». Per Occhiuto ora è importante poter guardare negli occhi Barrett e dirgli che è stato lui ad ispirargli questo voto.

Un voto che ha trovato l’apprezzamento di moltissime associazioni animaliste e di quelle che da sempre si battono contro la caccia. In prima fila c’è Michela Brambilla, oggi senatrice di Noi Moderati e presidente della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente. La sua è stata una presa di posizione più ideologica, ma i dubbi sulla nuova legge sono tanti soprattutto in tre punti: estensione dei calendari venatori; l’aumento del numero di specie cacciabili e la possibilità di caccia anche in spiagge e aree protette. Da qui l’appellativo di legge “sparatutto”.

Mario Occhiuto in base a questo rivendica oggi il suo voto contrario«La fauna selvatica non è semplicemente un elemento di criticità da arginare, ma rappresenta una ricchezza insostituibile della nostra biodiversità, un patrimonio naturale che abbiamo il dovere etico di custodire e proteggere»