Marco e Marco Antonio Procopio dovranno rispondere dell’accusa di omicidio colposo per la morte della 22enne siciliana, deceduta dopo un intervento al naso eseguito in uno studio medico di Roma
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Andranno a processo Marco e Marco Antonio Procopio, i due medici, padre e figlio, coinvolti nell’inchiesta sulla morte di Margaret Spada, la 22enne originaria di Lentini, in provincia di Siracusa, deceduta dopo essersi sottoposta a un intervento al naso in uno studio medico di Roma.
Il gup ha disposto il rinvio a giudizio dei due professionisti, chiamati a rispondere dell’accusa di omicidio colposo. Il processo è stato fissato per il 9 marzo davanti alla nona sezione collegiale.
La morte dopo l’intervento
La vicenda risale al novembre 2024. Margaret Spada aveva raggiunto Roma insieme al fidanzato per sottoporsi a un intervento di rimodellamento del naso. Dopo la somministrazione dell’anestesia locale, la giovane accusò un grave malore e venne successivamente trasferita in ospedale, dove morì alcuni giorni più tardi. L’inchiesta della Procura di Roma si è concentrata sulle modalità con cui vennero eseguiti l’intervento e i successivi soccorsi.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti medico-legali riportati nel corso dell’inchiesta, gli investigatori hanno approfondito anche i tempi dell’attivazione dei soccorsi e l’assistenza prestata alla ragazza dopo il malore. Le responsabilità contestate ai due imputati dovranno ora essere valutate nel processo.
Genitori e fidanzato parti civili
Nel procedimento sono stati ammessi come parti civili i genitori di Margaret e il fidanzato, che quel giorno si trovava con lei nello studio romano.
Il rinvio a giudizio segna il passaggio dalla fase delle indagini al dibattimento: sarà quindi il collegio giudicante a stabilire, nel contraddittorio tra accusa e difese, se le condotte contestate abbiano avuto un ruolo nella morte della giovane.
Le verifiche sullo studio
Dopo il decesso di Margaret, lo studio medico era stato sequestrato e la vicenda aveva portato anche ad approfondimenti sulle autorizzazioni e sull’attività svolta all’interno della struttura. Già nelle settimane successive alla morte della 22enne erano emersi precedenti controlli e verifiche amministrative sul centro.
Per Marco e Marco Antonio Procopio vale naturalmente la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva. Il primo appuntamento in aula è fissato per il 9 marzo.

