La XV edizione di “Resistenza. AMIAMOCI” prende il via con una serata alla tragedia di Gaza. Testimonianze, riflessioni sul diritto a restare nella propria terra, informazione e responsabilità internazionale hanno accompagnato un intenso momento di incontro e condivisione
Tutti gli articoli di Eventi
PHOTO
Una serata per non voltare lo sguardo, per ascoltare testimonianze e storie che arrivano da una terra segnata dalla guerra e per riportare al centro del dibattito il dramma di Gaza. È con la Palestina al centro che ha preso il via a San Sosti la XV edizione di “Resistenza. AMIAMOCI”, nell’ambito del Festival delle Migrazioni 2026.
L’apertura della manifestazione ha scelto un tema tanto doloroso quanto urgente, affrontando le conseguenze umanitarie, politiche e giuridiche del conflitto e interrogandosi sul ruolo della comunità internazionale.
Al centro della serata anche il diritto alla libera circolazione e a restare nella propria terra, insieme alle difficoltà legate alle evacuazioni, all’accoglienza e alla necessità di garantire dignità e diritti alle persone costrette a vivere gli effetti della guerra.
A rendere particolarmente intenso l’incontro sono state le testimonianze dirette. Fares e Tarek Alfarra e l’attivista palestinese Ghada Shihadeh hanno portato sul palco esperienze personali, ricordi e racconti capaci di trasformare un tema spesso affrontato attraverso numeri e cronache in una dimensione profondamente umana.
Un’attenzione particolare è stata dedicata anche al ruolo dell’informazione, alla responsabilità nel raccontare i conflitti e alla necessità di mantenere alta l’attenzione pubblica su una tragedia che continua ad avere ripercussioni drammatiche sulla popolazione civile.
Ma il Festival non si è fermato alla riflessione. La serata si è conclusa con un momento di convivialità e dialogo, grazie alla cena interculturale, seguita dallo spettacolo “The Reggae Circus” di Adriano Bono. Un modo per ribadire, attraverso la cultura e la condivisione, che l’incontro tra persone e comunità può diventare uno spazio concreto di conoscenza e solidarietà.
Il Festival delle Migrazioni prosegue ora il suo cammino. La prossima tappa è a Vaccarizzo Albanese, dove l’attenzione si sposterà sui temi del caporalato e dello sfruttamento del lavoro, altre due questioni strettamente legate ai percorsi migratori e alle condizioni di vita e di lavoro delle persone più vulnerabili.
Dalla Palestina al mondo del lavoro, il filo conduttore resta quello dei diritti, della dignità e della possibilità di costruire comunità capaci di ascoltare. Un Festival che sceglie così di trasformare la cultura e il confronto in strumenti per tenere aperto uno spazio di consapevolezza, memoria e partecipazione.
Foto: Valeria Ferraro

