Il segretario generale della Cgil Calabria chiede occupazione stabile, salari dignitosi, controlli e una politica industriale capace di frenare l’emigrazione
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Più turisti non significano automaticamente maggiore benessere per la Calabria. Se l’incremento delle presenze non genera occupazione stabile, servizi migliori e prospettive concrete per i giovani, i numeri rischiano di raccontare soltanto una parte della realtà. È il punto sollevato da Gianfranco Trotta, segretario generale della Cgil Calabria, nel commentare i dati sul movimento turistico regionale rivendicati dal presidente Roberto Occhiuto.
Il rappresentante sindacale accoglie positivamente l’interesse mostrato da italiani e stranieri verso la Calabria, ma invita a evitare letture trionfalistiche. La crescita del settore, sostiene, deve essere accompagnata da investimenti, destagionalizzazione, rispetto dei contratti e controlli sulle condizioni di lavoro.
La prospettiva indicata dalla Cgil va oltre il turismo. Trotta chiede una politica industriale capace di rafforzare i comparti manifatturiero e metalmeccanico, sostenere le imprese sane e creare un tessuto produttivo più diversificato.
Trotta frena l’entusiasmo sui numeri del turismo
«Non è sufficiente rivendicare l’aumento delle presenze turistiche se quella crescita non produce benessere diffuso, occupazione stabile e diritti», afferma Trotta.
Per il segretario generale della Cgil Calabria, lo sviluppo di una regione non può essere valutato soltanto attraverso i flussi turistici o gli indicatori economici. Nel giudizio devono rientrare anche la qualità della vita, la tenuta dei servizi pubblici e la possibilità per le nuove generazioni di costruire il proprio futuro senza abbandonare il territorio.
«Apprezziamo che la nostra terra sia stata scelta come meta per le vacanze estive da tanti italiani e stranieri, ma vorremmo che si lavorasse per rendere questo fenomeno stabile affinché ci siano ricadute anche sull’occupazione», sottolinea Trotta.
La Cgil riconosce quindi il valore economico e sociale del turismo, ma chiede che la crescita delle presenze venga trasformata in un percorso strutturale, capace di produrre effetti duraturi durante tutto l’anno.
Investimenti e qualità per destagionalizzare l’offerta
Secondo Trotta, il turismo calabrese deve essere sostenuto attraverso investimenti mirati, un miglioramento della qualità dell’offerta e una valorizzazione più efficace del patrimonio ambientale, culturale e paesaggistico.
Uno dei problemi principali rimane la forte stagionalità. Molte attività lavorano soltanto durante i mesi estivi, con conseguenze dirette sulla durata dei contratti e sulla stabilità economica dei dipendenti.
«Nonostante le sue inestimabili ricchezze, la Calabria non riesce ad avviare un percorso di destagionalizzazione turistica che consenta agli imprenditori di lasciare aperte le loro attività tutto l’anno e di stabilizzare i lavoratori», osserva il segretario regionale.
La destagionalizzazione, nella prospettiva sindacale, consentirebbe di trasformare il turismo da occasione concentrata in poche settimane a settore capace di garantire continuità produttiva e occupazionale.
Contratti precari, salari bassi e turni oltre gli accordi
Il quadro descritto da Trotta mette al centro le condizioni degli addetti. Il settore sarebbe ancora caratterizzato da contratti precari, retribuzioni insufficienti e periodi lavorativi limitati a pochi mesi.
Il segretario della Cgil Calabria chiede maggiori controlli per verificare il rispetto degli orari, dei salari e delle tutele previste dai contratti. Denuncia, inoltre, il ricorso ai cosiddetti contratti pirata, sottoscritti da organizzazioni prive di adeguata rappresentatività e caratterizzati, secondo il sindacato, da condizioni peggiorative per i lavoratori.
«Non possiamo permettere che anche nel turismo ci sia caporalato», avverte Trotta, richiamando la necessità di contrastare ogni possibile forma di sfruttamento.
Il rischio segnalato è che la crescita delle presenze venga sostenuta da un modello occupazionale fragile, nel quale i lavoratori siano costretti ad accettare paghe modeste o turni più lunghi rispetto a quelli formalmente previsti.
«La legalità nel lavoro è il primo presupposto»
Per la Cgil, il turismo può diventare una leva di sviluppo soltanto se accompagnato da lavoro regolare, salari adeguati, contratti rispettati e percorsi di formazione.
«Non possiamo continuare ad accettare un modello fondato sulla stagionalità, sulla precarietà e su retribuzioni insufficienti», sostiene Trotta.
Il contrasto al caporalato e allo sfruttamento deve riguardare non soltanto il turismo, ma anche l’agricoltura e i servizi. Sono i comparti nei quali, secondo il sindacato, migliaia di lavoratrici e lavoratori continuano a essere maggiormente esposti a condizioni irregolari.
«La legalità nel lavoro è il primo presupposto per uno sviluppo giusto», ribadisce il segretario generale.
Una politica industriale per diversificare l’economia calabrese
La posizione della Cgil non si limita alle criticità del comparto turistico. Trotta sostiene che la Calabria debba dotarsi di una vera politica industriale, in grado di rilanciare la manifattura e il settore metalmeccanico, favorire l’innovazione e sostenere le imprese sane.
L’obiettivo indicato è creare occupazione stabile e qualificata, riducendo la dipendenza della regione dalle attività stagionali.
«Senza un tessuto produttivo forte e diversificato, la regione continuerà a dipendere dalla stagionalità e a perdere giovani, competenze e capacità produttive», afferma Trotta.
La crescita turistica, dunque, non viene considerata inutile o marginale, ma insufficiente se isolata dal resto dell’economia. Per il sindacato, la Calabria ha bisogno di un modello che integri turismo, industria, servizi pubblici, formazione e tutela del lavoro.
Il confronto sul futuro della Calabria
L’intervento di Trotta apre un confronto sulla qualità dello sviluppo regionale. Da una parte ci sono i dati sulle presenze e la maggiore attrattività turistica; dall’altra rimangono il carattere stagionale dell’occupazione, la precarietà contrattuale e la debolezza del sistema produttivo.
La richiesta della Cgil è trasformare l’interesse crescente verso la Calabria in benefici duraturi per il territorio: imprese operative durante tutto l’anno, lavoratori tutelati, salari dignitosi e opportunità capaci di trattenere i giovani.
Per Trotta, soltanto un’economia più solida e diversificata potrà fare del turismo una componente strutturale dello sviluppo calabrese, evitando che i risultati positivi registrati durante l’estate rimangano circoscritti a una sola stagione.

