La protesta contro il caro carburanti comincia a produrre effetti sempre più pesanti anche sul sistema produttivo calabrese. Oggi GIAS, una delle principali aziende agroalimentari della regione e tra i colossi dei surgelati a livello internazionale, è stata costretta a fermare la produzione a causa del blocco dei trasporti. Le celle frigorifere sono ormai piene di prodotti già lavorati e pronti per essere spediti, ma i camion non partono e la merce resta ferma in stabilimento. Con gli spazi di stoccaggio saturi, l’azienda non ha avuto altra possibilità che interrompere le lavorazioni.

Il problema riguarda però anche ciò che deve ancora entrare in produzione. Una parte dei prodotti in attesa di essere lavorati rischia infatti di deteriorarsi e, se il blocco dovesse proseguire, potrebbe essere non più adatta alle lavorazioni.

La situazione mostra come la protesta degli autotrasportatori stia ormai andando oltre il settore dei trasporti, coinvolgendo direttamente le imprese che dipendono dalla logistica quotidiana per ricevere materie prime e distribuire il prodotto finito.

Cedi in difficoltà, la filiera comincia a bloccarsi

I disagi si stanno allargando anche ai centri di distribuzione, che iniziano ad avere difficoltà negli approvvigionamenti.

Il problema non riguarda soltanto la merce che non arriva. In diversi casi mancano proprio i trasportatori disponibili a effettuare i carichi, con camion fermi e consegne rinviate. Segnalazioni arrivano da più Cedi calabresi, tra cui la PAC di Montalto Uffugo, alle prese con una situazione sempre più complicata sul fronte logistico.

Se il blocco dovesse proseguire, il rischio è che l’effetto domino coinvolga progressivamente l’intera filiera: prima i trasporti, poi le aziende produttrici, quindi i centri di distribuzione e infine i punti vendita. Una protesta nata sul caro carburanti che, ora dopo ora, sta mostrando conseguenze sempre più concrete sull’economia reale.