Un disco che nasce dal jazz ma guarda al cantautorato italiano, attraversa il progressive rock e si lascia contaminare dalla tradizione popolare calabrese. Si intitola "Animali in libertà" il nuovo album di Alessandro Castriota Scanderbeg, attore, musicista e cantante, disponibile sulle principali piattaforme digitali. Un progetto prodotto da Ionian Sound Record, giovane e promettente realtà discografica calabrese che negli ultimi mesi sta investendo su produzioni originali e autori del territorio.

Ospite de L'Intervista, Castriota Scanderbeg racconta il senso di un lavoro che sfugge alle etichette. «Il titolo nasce dalla canzone che apre il disco e racchiude il significato dell'intero progetto. "Animali in libertà" rappresenta lo spogliarsi delle sovrastrutture, la ricerca di un'ispirazione il più possibile libera dai condizionamenti. È un invito a seguire l'istinto creativo senza filtri». Il risultato è un album difficilmente classificabile.

«Vengo dagli studi di canto jazz, mi sono formato nei Conservatori di Cosenza e Frosinone, ma ho sempre sentito forte il richiamo del cantautorato italiano. Le mie sono canzoni, con una struttura armonica e improvvisativa tipicamente jazz. In alcuni momenti entrano anche elementi progressive rock. È una fusione di linguaggi che nasce naturalmente dal mio percorso».

Un'identità musicale originale che ha già ricevuto riscontri positivi dalla critica proprio per la capacità di tenere insieme mondi apparentemente lontani.

Tra le esperienze artistiche che hanno contribuito a formarlo ci sono anche due collaborazioni prestigiose: Lucio Dalla e Franco Battiato.

«Con Lucio Dalla ho lavorato in un progetto dedicato a Matteo Salvatore. Facevo il pianista e il corista. È stata un'esperienza straordinaria e anche una grande responsabilità. Certo, l'emozione era fortissima, ma credo che proprio quell'emotività sia parte del lavoro dell'artista».

Il ricordo di Franco Battiato è invece legato a "Bernardino Telesio", l'opera andata in scena al Teatro Rendano.

«Era un progetto incredibilmente innovativo. Facevo parte del coro e del cast degli attori. Al debutto, però, non eravamo realmente sul palco: apparivamo come ologrammi. Battiato era davvero avanguardia pura. Ricordo ancora quella sensazione quasi surreale di essere contemporaneamente in teatro e, allo stesso tempo, sul palcoscenico in forma virtuale».

Le otto tracce dell'album comprendono anche due riletture di grandi classici come "Vacanze Romane" dei Matia Bazar e "Tu ca nun chiagne".

«Sono due omaggi alla grande tradizione melodica italiana. "Vacanze Romane" è stata completamente riarrangiata in chiave noir jazz, mentre "Tu ca nun chiagne" rappresenta il legame con la canzone classica napoletana. Mi interessava dimostrare che il jazz può dialogare perfettamente con la nostra tradizione».

E la Calabria resta comunque presente nel suo percorso musicale. «Ho anche riarrangiato "Palummella Rossa", trasformandola in un brano in cinque quarti che richiama il celebre "Take Five" di Dave Brubeck. È un modo per dimostrare che la musica popolare può essere reinterpretata senza perdere la propria identità».

Durante l'intervista emerge anche una riflessione sul modo in cui oggi si ascolta la musica.

«Le canzoni sono sempre più brevi perché la nostra vita è sempre più veloce. Riceviamo continuamente informazioni e l'ascolto è diventato quasi un sottofondo. Scherzando dicevamo che presto resterà soltanto il ritornello, ma in fondo c'è una parte di verità».

Il prossimo appuntamento sarà uno dei più prestigiosi per il jazz italiano: la presentazione di "Animali in libertà" al Roccella Jazz Festival, all'interno della rassegna dedicata ai nuovi album e ai libri musicali diretta da Mirko Onofrio.

«Essere invitato a Roccella Jazz è motivo di grande soddisfazione. È uno dei festival storici del panorama italiano e rappresenta un luogo naturale per un progetto come questo».

Attore di teatro e cinema, cantante e musicista, Castriota Scanderbeg rifiuta ogni classificazione. «Quando canto è come se interpretassi il ruolo del cantante. L'anima resta quella dell'attore. Mi piace attraversare linguaggi diversi perché credo che oggi un artista debba poter sperimentare. Continuiamo a dire che la musica non ha confini, ma poi siamo noi a costruirli. Preferisco abbatterli».