Nel medesimo contesto criminale, l'uomo è stato colpito e poi lasciato in una stanza. Sulla donna, invece, c’è stato un accanimento sfociato in violenza sessuale. Secondo l’associazione “Ilaria sollazzo”, la 72enne è stata colpita non soltanto come persona vulnerabile, ma anche in quanto donna
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Una rapina che si trasforma in un incubo e che mette in evidenza, ancora una volta, quanto sia necessario distinguere la violenza di genere e perché sia necessario parlarne.
È quanto emerge dalla sentenza pronunciata qualche giorno fa nei confronti dei tre uomini che la sera del 21 maggio 2025 si introdussero in una villetta alla periferia di Scalea. All'interno dell'abitazione si trovavano un anziano e una donna di 72 anni. Durante la rapina, furono aggrediti entrambi, ma le conseguenze subite dalle due vittime furono profondamente diverse. Per l’associazione antiviolenza “Ilaria Sollazzo”, che ha assistito la donna nel percorso umano e giudiziario, si tratta di un evidente caso di violenza di genere, poiché mentre l’uomo riportò ferite lievi, mentre la donna fu percossa brutalmente e infine violentata da uno dei rapinatori.
La sentenza
Il processo, che si è celebrato al Tribunale di Paola, ha visto alla sbarra tre cittadini di nazionalità rumena. I giudici li hanno ritenuti responsabili della violenta rapina e hanno emesso una condanna nei confronti di tutti e tre ma, tra patteggiamento e riti abbreviati, gli sconti di pena sono stati importanti: ai primi due hanno inflitto rispettivamente 4 anni e 8 mesi e 7 anni di reclusione; al terzo, imputato anche di violenza sessuale, è stata data una pena di 8 anni di carcere.
Una sentenza giudicata riduttiva dall’opinione pubblica, anche in virtù di quanto emerso nel corso del processo. Alla donna, oltre alla violenza sessuale, fu redatto un referto medico da brividi: trauma cranico, trauma toracico e addominale, fratture costali, contusioni multiple ed escoriazioni diffuse, oltre allo stato di shock.
Il sostegno umano e legale
La vittima, subito dopo il brutale episodio, chiese aiuto allo sportello antiviolenza “Ilaria Sollazzo”, intitolato alla giovane docente di Scalea che nel 2022 fu uccisa sotto casa dall’ex compagno. La presidente, l’avvocato Tiziana De Bonis, le ha offerto assistenza legale nel corso del processo, mentre l’avvocato Eleonora Giachetta ha rappresentato l’associazione antiviolenza, costituitasi parte civile.
«Dal punto di vista processuale una sentenza di condanna è certamente un risultato importante», osserva l'avvocato De Bonis. «I fatti sono stati riconosciuti nella loro gravità e le condanne restano significative nonostante gli sconti di pena previsti dai riti scelti dagli imputati».
Poi prosegue: «Noi ci siamo chiaramente prestate completamente per sostenerla, dal punto di vista personale, sociale, psicologico e anche legale. Siamo un'associazione che operiamo nel territorio da quindici anni e di storie di violenza ne abbiamo viste tante, ma questo è stato veramente un fatto molto grave». Una violenza aberrante perpetrata nei confronti di una donna perbene, riservata e benvoluta da tutti, che dopo tanti anni all’estero aveva deciso di tornare in Calabria per vivere in serenità un nuovo capitolo della sua esistenza.
Il supporto dell’associazione antiviolenza “Ilaria Sollazzo”
L'associazione “Ilaria Sollazzo” si è costituita parte civile nel processo ritenendo, sin da principio, che il caso presentasse elementi riconducibili alla violenza di genere.
«Siamo di fronte a una donna di 72 anni che non aveva alcuna possibilità di difendersi», spiega l'avvocato Eleonora Giachetta. «Nel medesimo contesto criminale, l'uomo presente nell'abitazione è stato colpito e poi lasciato in una stanza. Sulla donna, invece, si è verificato un accanimento che è sfociato nella violenza sessuale e in un'aggressione estremamente più grave».
Proprio questa differenza di trattamento rappresenta, secondo l'associazione, l'aspetto più significativo emerso durante il processo. La rapina era l'obiettivo iniziale dei malviventi, ma la violenza esercitata sulla donna ha assunto caratteristiche ulteriori, colpendo la vittima non soltanto come persona vulnerabile, ma anche in quanto donna.
La Conveznione di Istanbul
Nella costituzione di parte civile, l'associazione ha richiamato anche i principi contenuti nella Convenzione di Istanbul, il trattato internazionale che impegna gli Stati a prevenire e contrastare la violenza contro le donne.
Si tratta di una vicenda che lascia aperta una riflessione più ampia: la violenza di genere non si manifesta soltanto nelle relazioni affettive o familiari, ma può emergere anche in contesti diversi, quando una donna viene scelta come bersaglio di un'aggressione che travalica il reato originario e si trasforma in sopraffazione fisica, sessuale e psicologica.

