Il 21 maggio 2021 segna uno spartiacque decisivo nella storia della 'ndrangheta dell'alto Jonio cosentino. In una località protetta, di fronte ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, si siede Nicola Acri, alias "Lupo". Per oltre un quindicennio è stato il vertice assoluto della cosca di Rossano, promotore di omicidi, traffici di droga e condotte estorsive. La sua scelta di diventare collaboratore di giustizia provoca un'onda d'urto immediata che squarcia il velo d'omertà della piana di Sibari.

Nel suo primo interrogatorio, Acri ripercorre la propria traiettoria criminale fin dall'adolescenza: «Dopo il tentato omicidio di Antonello Esposito sono stato formalmente affiliato alla cosca Abbruzzese... Eravamo presenti io, Bevilacqua Mario, Franco Abbruzzese, Nicola detto capitano che fa di cognome Bevilacqua... Il rito si è tenuto secondo le modalità tipiche, ossia si è bruciato il santino ed è stato punto l'indice della mano destra... La copiata era formata da Franco Abbruzzese, Santo Carelli di Corigliano e Saverio Magliari di Altomonte».

Riconosciuto dal Crimine di Cirò come capo della Locale di Rossano, Acri dichiara a verbale, nel successivo interrogatorio del 28 maggio 2021, l'organigramma interno del sodalizio e i nomi dei sodali ancora a piede libero: «Io ero il capo Società; in ordine gerarchico dopo di me vi era Annibale Matalone, che era il contabile, Salvatore Galluzzi, che dirigeva l’organizzazione insieme a noi e che per un certo periodo ne è stato anche responsabile ed era particolarmente attivo nel settore dello stupefacente. Quindi gerarchicamente veniva Francesco Sommario... Tutta la mia cosca esercitava e continua ad esercitare il controllo sul territorio in conseguenza del quale numerosi imprenditori corrispondono periodicamente, in giugno e dal monte di fine anno, somme di denaro che ovviamente sono destinate al nostro gruppo per evitare azioni dannose».

La paranoia del trojan e la fobia di Gratteri

Non appena la notizia del pentimento di Nicola Acri diventa di dominio pubblico sulle testate giornalistiche, tra i ranghi della cosca rossanese si scatena il panico. I sodali sanno che le rivelazioni del loro storico leader daranno il via a riscontri e decreti di cattura.

Il 31 maggio 2022, all'interno di una concessionaria, i microfoni ambientali degli investigatori captano la conversazione tra due persone non indagate. I due commentano sconfortati la pressione investigativa esercitata dalla Procura di Catanzaro.

«Ha scritto “stanotte arresti della Dda”...».

«Secondo me è a breve o dovranno arrestare o hanno arrestato... bhò! Però il problema sai qual è? Quando tu, ci sono le indagini che ti fa la Polizia e va bene... Però quanto parla... il capo tuo... per la Madonna; già è quasi un anno... è un anno e qualcosa... i Ros sono [incomprensibile] a questo giro».

Nello stesso dialogo, uno dei due interlocutori analizza la strategia degli inquirenti e la figura del Procuratore Nicola Gratteri: «Perché ora è un anno che si è pentito Nicola.... quando uno si pente c'ha sei mesi per dire tutto... dopo sei mesi partono le indagini, nel senso ti controllano... io ho accusato a te... andiamo a vedere se realmente... Hai capito che va trovando Gratteri? ... “i soldi dove sono!?”... A Cirò non c'è più niente».

Summit e bonifiche anti-spia: «Alla Panda hanno smontato il tetto»

Per evitare di essere intercettati, i vertici del gruppo abbandonano i telefoni cellulari, lasciandoli in custodia a fidati intermediari nei bar abitualmente frequentati. L'ossessione per i localizzatori Gps e le microspie ambientali inoculate dal Ros dei Carabinieri diventa un incubo quotidiano.

L'8 agosto 2022, nel dehors dello di un bar di Rossano, le microspie registrano un confronto ad alta tensione tra quelli che i magistrati antimafia considerano i volti chiave della cosca: Salvatore Galluzzi, Giuseppe Ferrante ("Antonello"), Carmine Morello (che sarà poi vittima di lupara bianca nel 2023) e Francesco Sommario ("u Caino"). Gli uomini stanno esaminando i tagli e i danni riscontrati sulla carcassa delle proprie autovetture (una Nissan Qashqai, una Panda e una Mercedes GLC), segno evidente del blitz notturno dei tecnici delle forze dell'ordine per piazzare i trojan: «Caccia quel... la microspia, caccia tutto... no no, fagliela togliere!», dice Ferrante. «E che la toglie, non gliela mettono un'altra volta – chiede Galluzzi? Alla Panda gli hanno smontato tutto... tutto il tetto hanno smontato».

Mentre il gruppo discute, sopraggiunge il presunto contabile Annibale Matalone, visibilmente sconvolto dopo aver notato pattuglie in perlustrazione nella parte alta della città: «A me lo hanno detto ieri sera... me lo ha detto [incomprensibile] e io stanotte non ho dormito!». «Giravano a Rossano sopra...», dice Morello. «E poi si è fermato vicino a casa mia...», replica Galluzzi. Sommario tenta di tranquillizzare i presenti dopo aver letto una notizia di cronaca sul proprio smartphone: «I Chiaradia per l'incendio alla Socas... li hanno già fatti gli arresti».

La scarcerazione di "u Rizzo" e il nuovo assetto di potere

Se durante il lungo periodo di detenzione di Nicola Acri e Salvatore Galluzzi le redini dell'organizzazione erano state mantenute da Francesco Sommario ("u Caino"), garante dei rapporti storici con il Crimine di Cirò, il quadro muta radicalmente il 16 maggio 2021.

In quel giorno viene scarcerato per fine pena Salvatore Galluzzi, inteso "u Rizzo" o "il Zio", scagionato da oltre un decennio di carcerazione, in gran parte sofferta in regime di 41-bis. Galluzzi riassume immediatamente la leadership della ’ndrina rossanese.

L'avvenuta successione e la nuova catena di comando vengono chiarite durante la conversazione intercettata tra Salvatore Ruffo e Salvatore Turco.

«C'è Galluzzi... Galluzzi... che era il braccio destro di Nicola... si, si è fatto dieci anni di 41 bis...», spiega Ruffo.

La restaurazione del potere di Galluzzi viene scandita dallo stesso capoclan. Il 22 aprile 2022, a bordo di una Mercedes A-Class in sosta a Rossano, Galluzzi impartisce disposizioni operative ad un emissario per consegnare un'imbasciata, pronunciando una frase che riassume il ripristino dell'ordine mafioso: «Come era prima è adesso!».