L’ultima speranza, e forse l’ultima occasione persa, per chiudere definitivamente l’era Guarascio si chiamava, o forse si chiamerà ancora, Vincenzo Rota. Prima di lui ci aveva provato Alfredo Citrigno e anche in quel caso la trattativa era naufragata in anticipo. Questa, invece, è saltata sul più bello. E la domanda, adesso, è una sola: perché?

Quando l’operazione era entrata nel vivo, la nostra testata aveva illustrato i contenuti dell’offerta presentata da Vincenzo Rota, con le cifre corrette e le condizioni messe sul tavolo dalle parti.

Giovedì scorso l’imprenditore silano ha spiegato in una nota di non voler più attendere i “tempi” di Guarascio, vista la mancata risposta del patron rossoblù alla proposta formulata. Una proposta che vale la pena ricordare.

Guarascio chiedeva circa 4 milioni di euro come buonuscita, oltre all’accollo dei debiti, complessivamente pari a circa 7 milioni di euro, in gran parte verso l’Erario e per metà già rateizzati. Rota proponeva invece il riconoscimento del credito che il Cosenza Calcio sostiene di vantare nei confronti del Comune, pari a 2,1 milioni di euro, insieme all’accollo dei debiti.

Nelle ultime ore, sempre Rota si era detto disponibile a riconoscere un’ulteriore somma, compresa tra 500 e 600mila euro, per provare a venire incontro alla richiesta di Guarascio. Ma la risposta, come si è visto, è stata silenziosamente negativa.

Il tutto è accaduto in un momento nel quale, forse, Guarascio si è sentito “destabilizzato” dalla pec di chiarimento inviata da persone vicine a Vincenzo Rota. Una richiesta di maggiori garanzie legata a una nota spuntata fuori, chissà perché, proprio nel momento più positivo della trattativa.

Vincenzo Rota, infatti, non ha mai rappresentato a Guarascio che fosse il suo gruppo industriale, in quanto tale, a voler acquistare il Cosenza Calcio. Non ha fatto riferimento esplicito nemmeno agli amici imprenditori che avevano condiviso con lui questo tentativo di far rinascere il calcio a Cosenza, mettendoci la faccia in prima persona.

Ma neanche questo è bastato. Guarascio richiama spesso il famoso “patto di riservatezza”, ma alla fine la fumata resta sempre nera.

Le parole di Rota sono state chiare. Il suo era un progetto serio, costruito su una base societaria solida, composta da amici imprenditori calabresi conosciuti anche fuori dai confini regionali e da altre figure provenienti da fuori Calabria. Calabresi ormai residenti oltreoceano avevano garantito una sponsorizzazione superiore ai 100mila euro, mentre diversi imprenditori cosentini erano pronti a sostenere il club come sponsor.

Insomma, nessun fumo negli occhi. C’era un direttore sportivo già bloccato e c’era l’entusiasmo necessario per riaccendere la passione dei tifosi. Neanche questa volta, evidentemente, era destino.

Ora Guarascio è sempre più solo. A meno che non decida di alzare la cornetta, contattare Rota e porre fine alla sua travagliata esperienza alla guida del Cosenza Calcio. Il tempo c’è ancora. Rifletta.