Il paragone fra il Cosenza Calcio e “Groundhog Day”, film arrivato in Italia con il titolo “Il giorno della marmotta”, non è mai stato così evidente. Quattro sconfitte in campionato, cinque compresa la Coppa Italia di Serie C, un passivo totale di quattordici reti subite e appena quattro realizzate ed ecco che si materializza l’ennesima volontà di cessione da parte di Eugenio Guarascio. Una storia vista e rivista, che affonda le proprie radici nell’era Covid. Sembra una vita fa, sono passati soltanto cinque anni. Eppure.

Eppure i tifosi del Cosenza si trovano a rivivere ancora una volta lo stesso, identico copione, sempre uguale e mai diverso, come scritto da un pigro sceneggiatore di telenovelas sudamericane che si tirano avanti da quindici anni e che hanno finito le idee per i colpi di scena. «Rinnoviamo ancora una volta la nostra disponibilità a cedere la squadra a chi intende adoperarsi per il bene dei colori rossoblù»: così è scritto nel comunicato diffuso ieri dalla società. Di chi sia la firma, se della presidente del CdA Rita Rachele Scalise o del proprietario rossoblù Eugenio Guarascio, questo non si sa. Perché l’unica firma è quella del Cosenza Calcio srl. Una nota senz’anima, proprio com’è apparsa la squadra contro il Giugliano. E anche in questo sempre uguale e mai diversa rispetto alle altre volte in cui il titolare della poltrona più importante del calcio cittadino aveva messo in vendita la società. 

La retrocessione, l’annuncio a Occhiuto e il clamoroso dietrofront pre-riammissione

La prima volta fu nel 2021: qui nessuna nota da parte del Cosenza Calcio, ma del Comune a seguito dell’incontro fra l’allora sindaco Mario Occhiuto e l’imprenditore lametino: «Nel corso dell'incontro – si legge nella nota, ancora reperibile – è emersa la volontà del Presidente Guarascio di avviare una fase nuova, così come da me richiesto, nel senso di capire se è possibile lasciare il testimone e cedere la squadra a qualche altro imprenditore che dovesse farsi avanti». Dunque, in quell’occasione, fu proprio il patron rossoblù a chiedere se fosse possibile passare il testimone. Due le realtà che si fecero avanti, una capeggiata da Luca Di Donna e l’altra dal gruppo iGreco. In teoria, due tavoli da gioco; in realtà, nessuna mano.

Questo perché, il 21 maggio dello stesso anno, Guarascio si tirò indietro. A raccontarlo, ai nostri microfoni, lo stesso Luca Di Donna, che dichiarò: «Ci era stato riferito, da persone vicine al presidente, che il patron si era detto disponibile a incontrarci. L’appuntamento era fissato per sabato, poi rinviato a martedì (rispettivamente 15 e 18 maggio, ndr). Nelle ultime ore, invece, ci è stato detto, sempre dalle stesse persone, che Guarascio, al momento, vuole soprassedere alla vendita. Questo perché è in attesa di eventuali risvolti su ripescaggi e riforme della Serie B o dei campionati». A stretto giro di posta arrivò anche il comunicato del gruppo iGreco, che aveva già opzionato Luciano Moggi quale uomo da cui ripartire. Ma Guarascio non proseguì nessuna trattativa e alla fine si ritrovò di nuovo in cadetteria causa fallimento del Chievo. 

La crisi del 2025 e l’infinita trattativa con il Gruppo Citrigno

A cavallo fra il 2024 e il 2025 scoppiò l’ennesima contestazione al proprietario rossoblù, che dopo una serie clamorosa di ko della squadra decise, a seguito di un incontro in comune con il primo cittadino Franz Caruso, di annunciare disponibilità alla cessione (e siamo a due). A farlo, comunque, fu lo stesso sindaco. Nei giorni successivi a farsi avanti per primo fu l’imprenditore Alfredo Citrigno, che si disse disponibile a rilevare il sodalizio rossoblù: fra le parti ci fu un estenuante tira e molla che in prima battuta si concluse dopo poco meno di due settimane per bocca sempre di Citrigno, poi riprese a fine settembre 2025.

Il secondo round fu sicuramente quello più incredibile, ovverosia l’ormai arcinoto incontro al Cinema San Nicola: da una parte Citrigno che chiedeva lumi sulla cifra richiesta, dall’altra Guarascio che rispondeva cercando di aggirare la questione. Una serata conclusa però con una promessa: l’indomani, il notaio del gruppo Citrigno avrebbe inviato richiesta di due diligence a via Conforti. Promessa mantenuta dall’imprenditore della sanità privata ma rimbalzata dal proprietario di Ecologia Oggi: il notaio Iorio non avrebbe avuto diritto, stando a quanto riportato nella PEC, di chiedere la due diligence. E quindi tutto morto e sepolto. 

Le estati bollenti di Oliva e Rota

Quota due, ma si raggiunge anche quota tre e quota quattro. Se le estati 2025 e 2026 sono state bollenti dal punto di vista metereologico, anche l’inizio della bella stagione è stato particolarmente caldo sul fronte cessione del Cosenza Calcio. Subito dopo la fine del campionato di Serie B 2024/’25, conclusosi con la retrocessione in Serie C dei Lupi, Eugenio Guarascio aveva inviato il suo (a quel punto) primo comunicato con il quale riapriva alla cessione della società (nelle altre due circostanze era stato il sindaco in carica, prima Occhiuto e poi Caruso, a parlare della disponibilità di cessione): «Ci sono situazioni concrete in essere ed una, in particolare, potrebbe arrivare alla definizione a brevissimo», scriveva la società nella nota.

Quella trattativa riguardava evidentemente Vincenzo Oliva, imprenditore di Tarsia trapiantato a Modena e proprietario della VF Group. Quella con Oliva è stata la trattativa più vicina alla chiusura, tanto che erano stati già bloccati da quello che sarebbe stato il nuovo patron rossoblù sia il ds, Daniele Faggiano, sia l’allenatore, Pierpaolo Bisoli. Il giorno previsto per la chiusura, però, il 25 giugno 2025, tutto si ferma clamorosamente senza più riprendere. Faggiano va a Salerno, Bisoli andrà alla Reggiana con l’arrivo dell’anno nuovo. E Guarascio ancora presidente del Cosenza. 

Altro giro, altra corsa: dopo la cocente eliminazione dai playoff contro il Casarano, con un terrificante 1-5 patito fra le mura amiche del “Marulla”, arrivò l’ennesima nota. Una nota che parlava di orgoglio e di aver gettato basi solide per il futuro (evidentemente basi molli, visto che il futuro è oggi e parla di un punto in cinque partite) aprendo però a possibili trattative, «in attesa che vengano formalizzate nei termini di legge le ostentate offerte di acquisto». Le “ostentate offerte di acquisto” vennero formalizzate da Vincenzo Rota, imprenditore che provò ad avviare una trattativa ma che, all’ennesima richiesta al rialzo di Guarascio, decise di tirarsi indietro. E siamo a quota quattro: quattro volte che Guarascio apre alla cessione, quattro volte che l’operazione non si conclude e sempre per volontà del patron. Chissà che la quinta non sia quella buona e che questo sia l’ultimo giorno della marmotta per i tifosi rossoblù.