Torna ad accendersi il dibattito sul futuro della Sila Mare e sul sistema infrastrutturale che collega l'entroterra silano alla costa jonica. A sollevare nuove polemiche è il capogruppo di opposizione nel Consiglio comunale di Longobucco, Eugenio Celestino, che accusa duramente l'amministrazione guidata dal sindaco Giovanni Pirillo di aver avallato una scelta che avrebbe compromesso il progetto originario dell'opera.

Secondo Celestino, gli sviluppi emersi negli ultimi mesi confermerebbero una sostanziale modifica dell'impianto strategico della Sila Mare, storicamente concepita come collegamento diretto tra la Sila e la Statale 106 attraverso la valle del Trionto.

«La Sila Mare è stata tagliata e svenduta» afferma il capogruppo di opposizione, sostenendo che il recente orientamento progettuale verso la Strada Statale 531 avrebbe di fatto cancellato il tracciato ritenuto più funzionale e strategico per il territorio.

Nel mirino finisce soprattutto la scelta di destinare risorse e progettazione sulla SS 531. Una decisione che, secondo Celestino, avrebbe prodotto due effetti negativi: da un lato la sottrazione di fondi destinati alla coesione territoriale dell'area jonico-silana, dall'altro lo snaturamento dell'identità stessa dell'opera.

«Non possiamo più parlare di Sila Mare» sostiene l'esponente dell'opposizione. «Quella che ci stanno consegnando è una Longobucco-Ponte Caloveto-Cropalati, ben diversa dal progetto originario pensato per collegare rapidamente le aree interne alla costa e ai principali servizi».

Celestino rivendica inoltre le battaglie portate avanti negli anni da amministratori, associazioni, sindacati e forze politiche del territorio per ottenere il completamento dell'infrastruttura secondo l'impostazione iniziale, accusando l'amministrazione comunale di aver assunto una posizione troppo accondiscendente nei confronti delle decisioni di Anas.

«Mentre altri territori si battono per migliorare la propria rete viaria, Longobucco ha scelto la strada della subordinazione» afferma il consigliere comunale. «Difendere Anas invece del progetto originario della Sila Mare è una scelta che il territorio pagherà per molti anni».

L'intervento riapre così una delle questioni più delicate per il comprensorio della Sila Greca e della valle del Trionto, dove il completamento dei collegamenti viari continua a rappresentare uno dei temi centrali per lo sviluppo economico, turistico e sociale delle aree interne.