La minoranza di centrodestra motiva così il proprio voto contrario al documento: «Non basta chiudere i conti, bisogna essere in grado di indicare una direzione»
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«Il bilancio di previsione 2026 è stato presentato come prudente. Ma la prudenza non può sostituire la visione. Quello che emerge è un bilancio tecnicamente compilato, contabilmente ordinato, ma politicamente debole. Un bilancio da ragionieri, non da politici. Un bilancio che tiene i conti, ma non indica una direzione. La prospettiva della città viene da fuori Se oggi Rende può ancora parlare di futuro, lo deve principalmente alle grandi opere infrastrutturali finanziate dal Governo centrale e dalla Regione.
È questa la vera ossatura dello sviluppo del territorio. Ed è giusto riconoscerlo con chiarezza: senza la programmazione e le risorse messe in campo dal centrodestra a livello nazionale e regionale, la città non avrebbe neppure una prospettiva strutturale. Ma questo dato, invece di essere accompagnato da una strategia comunale autonoma, evidenzia un limite: l’ente appare più beneficiario che protagonista. Non si intravede un piano di investimenti finanziato stabilmente con risorse proprie. Non emerge un fondo strutturale per sostenere scelte strategiche.
Non si coglie una visione misurabile e verificabile. Equilibri fondati su entrate straordinarie Il bilancio prevede alienazioni e punta sugli effetti della rottamazione dei tributi. Strumenti legittimi, ma per loro natura temporanei e non strutturali. Le alienazioni sono incerte fino alla loro effettiva realizzazione. La rottamazione produce cassa nell’immediato, ma non risolve in modo definitivo il problema della riscossione. Quando l’equilibrio si fonda su poste non consolidate, la stabilità diventa fragile.
La città reale: traffico e manutenzione insufficiente Mentre si parla di città proiettata nel futuro, la quotidianità racconta altro: • viabilità congestionata; • traffico disorganico; • manto stradale deteriorato; • proliferazione di cartelli di segnalazione del dissesto. I cartelli ormai sono l’unica infrastruttura certa. Dopo gli eventi meteorologici che hanno colpito il territorio, ci si aspettava una scelta netta verso manutenzione preventiva e programmazione strutturata. Questa scelta non emerge con la necessaria forza nel bilancio. Senza un piano pluriennale misurabile di manutenzione e sicurezza urbana, si continuerà a intervenire in emergenza.
E governare in emergenza non è governare: è rincorrere. Senza indicatori non c’è responsabilità Il Documento di programmazione non definisce obiettivi misurabili, tempi verificabili, standard di risultato. Una città moderna misura ciò che promette. Se non si misura, non si governa: si comunica. Oggi la prospettiva di Rende è salvaguardata dalle infrastrutture finanziate da Governo e Regione. Meno male che esiste questa stagione di investimenti sovracomunali. Ma il Comune dovrebbe essere motore, non semplice spettatore. Il bilancio 2026 appare come un esercizio contabile corretto, ma privo di ambizione strategica. Non basta chiudere i conti.
La Relazione e la dichiarazione di voto contario è stata affidata al Capogruppo di Futuro, Ing. Marco Ghionna, e condivisa dai Capogruppo di Fratelli d’Italia Trombino, Forza Azzurri Galassi e Gruppo Misto Monaco, e dal consiliere di Futuro Gianluca Garritano. Hanno votato contrario sulla base dell'intervento di Ghionna anche i consiglieri Bilotti, Calvelli e Totera»

