Il dato più evidente in provincia di Cosenza, dove i contrari alla revisione della Costituzione superano il 66%. Lo Stretto si conferma feudo azzurro: il Sì è al 53%. Risultati netti anche a Crotone, Catanzaro e Vibo
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Lorenzo Zambello
La Calabria si propone come una delle roccaforti del No quando siamo a circa la metà delle sezioni scrutinate. Il fronte contrario alla riforma Nordio sfiora il 57%, con il Sì che non raggiunge neppure il 43%.
Risultato non facilmente pronosticabile, visto che la regione è governata dal centrodestra che ha vinto le passate regionali con una percentuale significativamente superiore a quella del campo largo. Competizioni diverse, si dirà. Ed è così, ma è altrettanto vero che il referendum è stato da più parti definito uno stress test per il Governo e, in misura minore, anche per l’esecutivo regionale guidato da Roberto Occhiuto.
A proposito del governatore, proprio la “sua” provincia – Cosenza – si presenta come la capitale regionale del No con quasi il 65%. Ancora più alto il dato nella città dei Bruzi, un netto 66% che annichilisce le ragioni del Sì.
Anche a Catanzaro il No vince in maniera netta (quasi il 59%) e anche in questo caso il capoluogo mostra una tendenza ancora più netta con il 61%.
È Reggio Calabria l’unica provincia in cui il Sì appare in vantaggio: territorio storicamente azzurro (nel senso della vicinanza a Forza Italia) in cui i favorevoli alla riforma Nordio sfiorano il 53%. Nel capoluogo il Sì arriva quasi al 52%.
Anche i primi dati che arrivano dal Vibonese delineano un quadro già piuttosto chiaro: il fronte del No si attesta in vantaggio, con uno scarto che supera i 15 punti percentuali. Un margine significativo, maturato quando sono state scrutinate 85 sezioni su 212.
Ancora più netto lo scarto in provincia di Crotone: quasi 20 punti di vantaggio per il No (59,5% contro 40,5). Nel capoluogo lo scarto, con il No al 62%, è ancora più marcato.


