Il gruppo consiliare chiede un cronoprogramma pubblico per il San Francesco, denuncia i ritardi su pronto soccorso, dialisi e Rione Colonne
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Sull’ospedale San Francesco di Paola si riaccende il confronto politico, ma stavolta il baricentro del dibattito viene spostato su un terreno preciso: quello delle scadenze, degli atti formali e del controllo pubblico. Il gruppo consiliare “Riparte il Futuro” afferma di voler dare voce a una preoccupazione che, a suo giudizio, non può più essere placata da rassicurazioni generiche o comunicati di circostanza.
Nel documento diffuso il 14 aprile, il gruppo mette in fila una serie di criticità che considera ancora aperte e non più rinviabili. Il riferimento è al pronto soccorso fermo da oltre quattro anni, alla mancata realizzazione della sala d’attesa della dialisi e alle condizioni dei locali di Rione Colonne, descritti come strutture che continuano a mostrare segni evidenti di degrado. Per i consiglieri, la stagione degli annunci su accelerazioni, potenziamenti e soluzioni in tempi brevi non basta più.
«Servono risposte concrete, non comunicati rassicuranti»
Nel comunicato, “Riparte il Futuro” rivendica un approccio diverso rispetto a quello che definisce un uso strumentale del tema sanità. Il gruppo chiarisce di non voler cavalcare l’emergenza per consenso politico, ma di voler esercitare un ruolo di verifica e pressione istituzionale.
Il passaggio politico è netto: il gruppo sostiene di distinguersi da chi avrebbe trasformato la sanità in un terreno di scontro quotidiano, alimentando allarmi senza indicare soluzioni. Al contrario, rivendica per sé una funzione più scomoda ma, a suo dire, più utile per i cittadini: pretendere risposte, verificarle e non abbassare la guardia.
Il nodo del cronoprogramma pubblico
Il cuore della richiesta riguarda la necessità di trasformare in atti verificabili ciò che fino a oggi, secondo il gruppo, è rimasto soltanto sul piano delle dichiarazioni. Le disponibilità periodicamente annunciate dall’Asp, si legge nella nota, non avrebbero alcun valore reale finché non si tradurranno in un cronoprogramma scritto, pubblico e scandito da scadenze tassative per ogni intervento.
Per “Riparte il Futuro”, questo documento dovrebbe essere presentato formalmente al Consiglio comunale nella sua interezza, non alla sola maggioranza e non attraverso comunicazioni filtrate. È lì, secondo il gruppo, che deve esercitarsi la funzione di controllo politico e istituzionale. E da lì, promettono i consiglieri, partirà una verifica costante: se gli impegni saranno rispettati verrà riconosciuto, in caso contrario verrà denunciato con ancora maggiore fermezza.
La dialisi e l’assenza della sala d’attesa
Tra i punti più duri del comunicato c’è quello dedicato ai pazienti del reparto dialisi. Il gruppo consiliare definisce la mancanza di una sala d’attesa dignitosa non come un semplice vuoto organizzativo, ma come il segnale di una più ampia insufficienza culturale nella considerazione del paziente dentro la struttura ospedaliera.
Il testo insiste sul fatto che i pazienti dializzati raggiungono l’ospedale più volte alla settimana, spesso in condizioni fisiche delicate e accompagnati dai familiari. In questo quadro, l’assenza di uno spazio adeguato viene giudicata una condizione non più tollerabile. Da qui la richiesta che la realizzazione della sala d’attesa venga inserita immediatamente tra le priorità vincolanti di qualsiasi piano di interventi.
Annunciata una visita istituzionale nei reparti
Nel comunicato viene inoltre annunciata una visita istituzionale che il gruppo effettuerà nei prossimi giorni nei reparti del San Francesco. L’obiettivo dichiarato è quello di verificare direttamente le condizioni reali dei locali, senza fermarsi alla rappresentazione offerta dai comunicati ufficiali.
I consiglieri spiegano che parleranno con il personale sanitario e con i pazienti, e che quanto emergerà sarà riportato pubblicamente senza filtri. Un passaggio che prova a tenere insieme, da un lato, la critica alle carenze strutturali e organizzative e, dall’altro, il riconoscimento del lavoro svolto quotidianamente dagli operatori sanitari, descritto come professionale e spesso portato avanti in condizioni difficili.
Rione Colonne e il timore di trasferimenti
Un altro capitolo della nota riguarda Rione Colonne e il rischio che una soluzione temporanea finisca per trasformarsi in uno stato di fatto permanente. Il gruppo richiama il caso della Direzione sanitaria, già trasferita in via provvisoria per i lavori in corso, e avverte che vigilerà affinché questa temporaneità non si consolidi come accade troppo spesso.
Parallelamente, “Riparte il Futuro” afferma che starebbe circolando anche l’ipotesi di trasferire a Cetraro i servizi dell’ambulatorio di Rione Colonne, in attesa della ristrutturazione dei locali. Il gruppo precisa che, finché non esisteranno atti formali, questa eventualità deve restare soltanto un’ipotesi. Ma aggiunge anche una condizione politica chiara: se il trasferimento dovesse concretizzarsi, dovranno esistere tempi certi di rientro, scritti e vincolanti, prima di qualsiasi autorizzazione.
Fine del commissariamento e richiesta di discontinuità
Nel documento trova spazio anche una valutazione sulla fine del commissariamento della sanità. Il gruppo riconosce che si tratta di un passaggio positivo, ma avverte che, da solo, non basta a garantire un cambio reale di fase. Senza discontinuità, sostengono i consiglieri, il rischio è che tutto si riduca a un maquillage istituzionale.
La critica si sposta così anche sugli assetti dirigenziali dell’Asp. Secondo “Riparte il Futuro”, il fatto che le figure attualmente nominate siano ancora provvisorie rappresenta un motivo in più per intervenire in modo radicale. La richiesta è quella di una revisione profonda della pianta organica, a partire dal direttore generale, con nomine fondate su competenza e trasparenza e non su logiche spartitorie.
«Basta con due mezzi ospedali»
Nel finale del comunicato, il gruppo affronta una questione definita apertamente politica: il rapporto tra Paola e Cetraro. Secondo “Riparte il Futuro”, i due presidi non possono continuare a restare due realtà dimezzate, ciascuna troppo fragile per essere davvero autonoma e troppo chiusa per integrarsi fino in fondo.

