Le aziende vedono in Futuro Nazionale non un fenomeno mediatico ma un soggetto politico su cui investire. Salvini cerca un’identità per il partito ora che il sovranismo è diventato offerta politica di massa. E nel dibattito alla Camera sul Piano Casa incassa gli attacchi del suo ex fedelissimo Furgiele
Tutti gli articoli di Politica
PHOTO
“Segui i soldi” , segui i soldi. È la massima resa celebre dal film “Tutti gli uomini del Presidente” che indica come seguire i flussi finanziari sia lo strumento più efficace per comprendere le reali dinamiche del potere politico. Seguendo il suggerimento che la gola profonda dell'Fbi diede a Bob Woodward (magistralmente interpretato da Robert Redford) si può capire tutta la crisi che sta attraversando in questo momento la Lega.
Il sito specializzato “Pagella Politica” ha infatti analizzato i finanziatori del Carroccio, sulla base dei dati pubblicati dalla Camera dei deputati relativi ai finanziamenti ai partiti. Nei primi quattro mesi del 2026 il Carroccio ha incassato circa 893 mila euro, ma soltanto 59 mila sono arrivati da imprese e società. Una quota molto distante dai livelli degli anni precedenti, quando i contributi del mondo imprenditoriale rappresentavano mediamente circa un quinto delle entrate e, nel 2024, erano arrivati a superare il 30%. Tra gennaio e aprile di quest'anno le aziende che hanno finanziato la Lega sono state appena otto. Nel 2025, nello stesso periodo, erano state 42, con versamenti per circa 279 mila euro. Nel 2024 i contributi aziendali avevano raggiunto i 409 mila euro, mentre nel 2023 si erano fermati a 176 mila. Questo significa che il partito dipende sempre più dai propri rappresentanti istituzionali , con i parlamentari tenuti a versare ogni mese 3 mila euro. Vista la fuga che si registra dal Carroccio questo è ulteriore motivo di preoccupazione per Salvini.
Seguendo lo stesso criterio si nota come Futuro nazionale abbia un trend opposto che dimostra come per alcuni imprenditori Vannacci non sia solo un personaggio mediatico, ma un potenziale attore politico con cui investire.
Il contributo più consistente ai futuristi arriva dall'associazione Il Mondo al Contrario, nata attorno al libro che ha lanciato Vannacci: oltre 80mila euro, circa un quarto del totale. Tra i finanziatori spiccano società legate alla famiglia Cieri: Ecoholding Srl (30mila euro), Ecolattanzio Srl e Stabilia Italia Srl (15mila euro ciascuna). Ancora il Consorzio Key Re Management, nato nell'era del Superbonus 110% per coordinare riqualificazioni e cantieri, che ha donato 5mila euro, la CPP Compagnia Petrolifera Piemontese ha donato 30mila euro mentre Esim Srl (progettazione e manutenzione di impianti ferroviari), ha versato 12mila euro. Nel comparto agroalimentare compaiono Carciofi Romani Srl (1.000 euro) e MM Vini Srl (4.000 euro).
Una situazione, come detto, che dovrebbe far preoccupare Salvini perché è specchio di una crisi profonda del suo partito. La linea politica impressa dal segretario, ovvero di spostare il partito dal federalismo al sovranismo, oggi mostra tutti i suoi limiti. Se Giorgia Meloni interpreta l'identità nazionale e la sua visione più radicale è rappresentata da Vannacci, cosa interpreta oggi la Lega?
Il problema è esploso in tutta la sua forza nell'incredibile dibattito parlamentare sul Piano Casa, un atto strategico per il Governo e fortemente identitario per la Lega che però è stata superata a destra dai vannacciani che non si sono certo risparmiati. «Nelle nostre case popolari, sui citofoni, non abbiamo più Giuseppe, non abbiamo più Maria, non abbiamo più Francesco. Abbiamo Omar, abbiamo Mohamed, abbiamo Abdul » scandisce l'ex leghista Rossano Sasso già commissario del partito proprio in Calabria. Poi tocca al lametino Domenico Furgiuele spiega l'ordine del giorno in cui si chiede al ministro Salvini di emanare delle linee guida per le Regioni che garantiscono una premialità ai cittadini italiani che aspettano l'assegnazione di una casa popolare: «Noi diciamo una cosa molto semplice: nelle politiche pubbliche prima vengono le famiglie italiane». E giù bordate contro Salvini che non favorisce il recepimento di questa regola in una gara a chi è più di destra. Poi i dati: l'8,5% delle case popolari è occupata da cittadini stranieri. E ormai il 50% delle prime assegnazioni va a favore degli stranieri. «Anche per colpa di Salvini che non emana delle linee guida».
Insomma per Salvini si preparano mesi da incubo da qui alle elezioni. Sta cercando di rinviare la resa dei conti all'interno del partito, i sondaggi danno la Lega in leggera ripresa e appiata a Futuro Nazionale ma è una lotta sul filo del rasoio ed infine i dati sul mancato finanziamento al partito da parte di aziende sembrerebbe dar ragione ai Nordisti Zaia e Fedriga: serve più ascolto per le aziende e le partite Iva del nord.


