La consigliera regionale di Italia Viva richiama mobilità passiva, carenze nell’assistenza e piano di rientro: «Ora la politica regionale risponde in prima persona»
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La fine del commissariamento della sanità in Calabria apre una nuova fase istituzionale, ma per Filomena Greco non basta una delibera del Consiglio dei ministri a cambiare il quadro reale del sistema sanitario regionale. La consigliera regionale di Casa Riformista – Italia Viva, componente della Commissione Sanità, prende atto della decisione del Governo del 9 aprile, che chiude una gestione straordinaria iniziata nel 2009, ma richiama subito l’attenzione sulle criticità ancora aperte.
Secondo Greco, il ritorno della piena titolarità alla Regione segna un passaggio formale importante, ma impone ora alla politica calabrese di assumersi fino in fondo la responsabilità delle scelte future. Il nodo, spiega, non è contestare la revoca del commissariamento, ma misurare ciò che resta da affrontare in una sanità che continua a mostrare fragilità strutturali.
Greco: «Da oggi la risposta spetta alla politica regionale»
Nel suo intervento, la consigliera regionale rivendica il lavoro svolto negli ultimi mesi in Commissione Sanità e nelle sedi istituzionali, dove aveva già portato dati e documentazione sullo stato del sistema calabrese. Ora quegli stessi numeri, osserva, diventano il banco di prova della nuova fase.
Greco afferma: «I dati che abbiamo portato in Commissione li riportiamo oggi, perché da domani la risposta spetta interamente alla politica regionale». E poi elenca una serie di indicatori che, a suo giudizio, raccontano con chiarezza la distanza tra il provvedimento formale e la situazione concreta vissuta dai cittadini.
Mobilità passiva, cure fuori regione e carenze strutturali
Tra gli aspetti più pesanti richiamati dalla consigliera c’è il dato sulla mobilità sanitaria passiva, che per la Calabria continua a rappresentare una ferita aperta. Secondo i numeri citati da Greco, la regione registra il peggior saldo in Italia, con 326,9 milioni di euro l’anno che escono dai conti regionali per finanziare cure erogate altrove.
La stessa esponente di Italia Viva sottolinea inoltre che oltre il 21,8% dei ricoveri avviene fuori regione, elemento che fotografa un sistema incapace, in troppi casi, di dare risposte adeguate sul territorio. A questo si aggiunge il tema dell’accesso alle prestazioni. Greco ricorda che nel 2024 il 9,9% degli italiani ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria e che nel Mezzogiorno la quota supera il dieci per cento, collocando la Calabria tra le aree con le maggiori criticità.
A pesare, nel ragionamento della consigliera, sono anche i dati sull’assistenza territoriale. L’assistenza domiciliare raggiunge appena 1,6 anziani su cento, mentre il 37,2% dei medici di base lavora già oltre il limite massimo di assistiti consentito dalla legge. «Questi non sono argomenti contro la revoca del commissariamento: sono la misura di ciò che la Regione è chiamata a fare adesso», osserva Greco.
Il nodo del debito sanitario e della corresponsabilità dello Stato
Nel ragionamento politico di Filomena Greco c’è poi un altro fronte che la revoca del commissariamento, a suo avviso, non può cancellare. La consigliera richiama infatti la mozione depositata a febbraio, con cui impegnava il presidente Roberto Occhiuto ad aprire un confronto con il Governo nazionale sul riconoscimento della corresponsabilità statale nel debito sanitario maturato durante i lunghi anni di gestione commissariale.
Per Greco, il punto è semplice: se per diciassette anni le decisioni su organizzazione, personale e spesa sono state assunte da commissari nominati da Roma, allora anche gli effetti finanziari di quelle scelte non possono ricadere soltanto sulla Calabria e sui cittadini calabresi. La consigliera ricorda che in questo arco di tempo sono stati chiusi diciotto presidi ospedalieri, è stato bloccato il turnover e sono stati rinviati investimenti tecnologici, mentre i cittadini hanno continuato a sostenere il peso fiscale dell’addizionale Irpef e dell’Irap ai livelli massimi previsti dal piano di rientro.
Sul punto Greco aveva già chiarito la propria linea: «Non chiediamo risorse aggiuntive, ma una corretta attribuzione delle responsabilità. Se le scelte sono state statali, anche gli effetti finanziari devono esserlo».
La revoca non chiude il problema del piano di rientro
Secondo la consigliera, la fine del commissariamento non supera la questione politica e finanziaria che resta aperta. Al contrario, la rende ancora più urgente. Da ora in avanti, infatti, la Regione si trova a gestire in piena autonomia un bilancio sanitario da oltre quattro miliardi e mezzo di euro l’anno, con il piano di rientro ancora attivo.
È proprio in questo passaggio che Greco individua la vera prova per la Giunta regionale: dimostrare, con atti concreti e cronoprogrammi verificabili, come intende intervenire su investimenti, organizzazione, liste d’attesa e contenimento della mobilità passiva. Il commissariamento si chiude sul piano formale, ma la fase che si apre appare, nei fatti, ancora più delicata.
L’autonomia differenziata e il diritto alla salute
Nel ragionamento della consigliera entra anche il dibattito nazionale sull’autonomia differenziata in sanità, che per Greco resta tutt’altro che archiviato. A suo giudizio, prima di procedere verso nuove forme di autonomia, occorrerebbe fare chiarezza su ciò che è avvenuto in Calabria negli anni in cui lo Stato ha esercitato un controllo diretto sulla gestione sanitaria.
Greco aveva già posto la questione in aula con parole nette: «Prima di accelerare nuove autonomie bisognerebbe chiarire cosa succede quando per quindici anni decide lo Stato al posto della Regione, ma il conto resta ai cittadini. Il diritto alla salute non può dipendere dalla latitudine in cui si nasce».

