Matteo Pugliese racconta il suo ritorno in Calabria come una scelta. Milano resta sullo sfondo come luogo di formazione, di velocità, di efficienza. Il Sud, invece, emerge come spazio di possibilità ancora inespresse. Fondare "Dritara" significa per lui costruire un ecosistema digitale che non importi semplicemente modelli, ma che li traduca, li adatti, li umanizzi. In questo senso, il suo progetto diventa anche un gesto politico, ovvero dimostrare che l’innovazione non è appannaggio esclusivo dei grandi centri, ma può attecchire dove c’è fame di futuro.

Da Milano al Sud, la scelta di fondare Dritara e usare l’intelligenza artificiale come strumento umano e culturale

L’intelligenza artificiale come strumento, non come idolo

Quando si parla di intelligenza artificiale, Matteo Pugliese evita l’entusiasmo facile. La definisce come uno strumento potente, capace di velocizzare il flusso lavorativo, di ottimizzare processi, di rendere più efficiente persino il lavoro interno delle aziende, spesso appesantito da procedure lente e ripetitive. Ma avverte che il vero pericolo è automatizzare ciò che non è automatizzabile. Pensiero critico, decisione etica, relazione umana non possono essere delegate a un algoritmo senza perdere qualcosa di essenziale. L’IA, dice, deve amplificare l’intelligenza umana, non sostituirla.

Arte, poesia e l’illusione della creatività

Alla domanda sull’arte, la risposta di Matteo Pugliese si fa più intima. L’IA può imitare stili, riprodurre forme, persino scrivere versi formalmente perfetti. Ma la poesia, quella vera, nasce da una ferita, da un’esperienza incarnata, da una memoria che pesa... dal cuore e dall'anima. L’algoritmo non conosce il dolore, non attraversa la perdita, non ha biografia. Eppure, proprio questa imitazione impeccabile costringe l’uomo a interrogarsi di nuovo su cosa sia la creatività, su dove risieda la voce autentica. Forse l’IA non uccide l’arte ma la mette alla prova.

Truffa, manipolazione, perdita della fiducia

Il tono cambia quando si affronta il tema dei rischi: deepfake, voci sintetiche, testi giuridici o giornalistici apparentemente credibili. L’intelligenza artificiale può diventare uno strumento raffinato di inganno. Le università iniziano a interrogarsi su plagio e valutazione del merito. Gli ordini degli avvocati discutono di responsabilità professionale e uso dell’IA negli atti legali; i giornalisti, forse più di tutti, si trovano a difendere la fragile nozione di verità. Pugliese parla di una crisi della fiducia: se tutto può essere falsificato, diventa urgente educare, formare, rendere consapevoli.

Il Sud come meta, non come margine

E poi c’è il Sud. Non più raccontato come periferia, ma come meta appetibile. L’intelligenza artificiale, se usata con intelligenza politica e culturale, può diventare uno strumento per attrarre talenti, creare nuove opportunità imprenditoriali, trattenere giovani che altrimenti partirebbero. Non si tratta di rincorrere il Nord, ma di costruire un modello altro, radicato nel territorio ma aperto al mondo. In questa visione, la Calabria smette di essere un luogo da salvare e diventa un luogo da scegliere.

Un punto di riferimento per la tecnologia in Calabria

Dritara, in questo scenario, ambisce a diventare un punto di riferimento per la tecnologia in Calabria: non un tempio dell’innovazione fine a sé stessa, ma uno spazio di mediazione tra tecnica e cultura, tra progresso e responsabilità. Matteo Pugliese insiste sulla formazione, sull’accompagnamento, sulla necessità di non lasciare indietro nessuno. L’innovazione che esclude, dice, è solo un’altra forma di disuguaglianza.